Starmer ad Abramovich: «O doni i 2,8 miliardi all'Ucraina o si va in tribunale»
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Redazione Esteri
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Il premier britannico Keir Starmer, nel quadro di un impegno internazionale che vede affiancarsi a Francia e Germania, ha posto un ultimatum all'oligarca russo Roman Abramovich, il cui patrimonio nel Regno Unito è stato congelato dalle sanzioni nel 2022. Con un tono perentorio, Starmer ha dichiarato alla Camera dei Comuni che i 2,5 miliardi di sterline, equivalenti a circa 2,8 miliardi di euro, ottenuti dalla vendita forzata del Chelsea Football Club – operazione resa possibile solo da una licenza governativa che vincolava il ricavato a scopi umanitari – devono essere trasferiti immediatamente a Kiev. Una mossa, questa, che si colloca in un contesto geopolitico profondamente mutato, segnato dalla rielezione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dalle reiterate provocazioni del Cremlino, il cui leader ha recentemente paragonato gli europei a «porcellini» al seguito di Biden, in un evidente tentativo di approfondire le crepe nel sostegno occidentale all'Ucraina.
L'ultimatum e il ricatto giudiziario
«Il mio messaggio per Abramovich è: il tempo stringe», ha avvertito il leader laburista, chiarendo senza possibilità di fraintendimenti che, qualora l'oligarca non dovesse onorare gli impegni assunti al momento della cessione della squadra di calcio, il governo britannico è pronto a ricorrere alle vie legali. L'obiettivo, come ha precisato Starmer, è fare in modo che «ogni centesimo raggiunga coloro le cui vite sono state distrutte dalla guerra illegale di Putin», destinando l'ingente somma a cause umanitarie e alla ricostruzione del paese invaso. Si tratta, in sostanza, di convertire in aiuti concreti gli interessi generati dagli asset congelati, un meccanismo sul quale Londra ha deciso di fare da apripista, trasformando una misura punitiva in uno strumento di finanziamento diretto.
La genesi dei fondi e il vincolo sulla vendita
La vicenda affonda le sue radici nelle sanzioni imposte a seguito dell'aggressione russa, quando Abramovich, già proprietario del Chelsea, fu costretto a cedere il club. La transizione, all'epoca, fu autorizzata dalle autorità solo a condizione che l'intero ricavato della vendita al consorzio guidato da Todd Boehly rimanesse bloccato in un conto bancario britannico, in attesa di una destinazione definitiva concordata con il governo. Quella condizione, ora, viene fatta valere con forza dall'esecutivo di Starmer, il quale intende dare esecuzione pratica a quanto stabilito, bypassando ogni ulteriore tentennamento o resistenza. I fondi, dunque, non rappresentano una nuova donazione volontaria, bensì il frutto di una procedura amministrativa e giudiziaria molto precisa, nata per colpire gli interessi economici di uno degli uomini più vicini al Cremlino.
Una mossa nel contesto internazionale
L'iniziativa del Regno Unito, annunciata con solenne determinazione in Parlamento, assume un significato particolare per la tempistica e per il quadro politico di riferimento. Mentre da un lato si cerca di mantenere alta l'attenzione sul conflitto, dall'altro si risponde indirettamente alla retorica divisiva di Mosca e si prova a consolidare un fronte di sostegno che, nonostante le dichiarazioni di unità, mostra a tratti delle incrinature. L'utilizzo dei beni sanitati per la ricostruzione di un paese in guerra costituisce un precedente significativo, che potrebbe ispirare analoghe misure in altre capitali europee, spostando il campo della pressione su Mosca dalla sfera militare e diplomatica a quella economica e legale, con ricadute potenzialmente durature.




