Indi Gregory: una riflessione sulla dignità della vita e della morte

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda di Indi Gregory, la piccola affetta da sindrome da deplezione mitocondriale, una condizione rarissima e inguaribile, ha sollevato numerose questioni etiche e morali. La maggior parte dei bambini colpiti da questa patologia muore entro i due anni di età per il progressivo venir meno delle funzioni di tutti gli organi. Non esistono cure specifiche e le terapie che vengono poste in essere servono solo a prolungare la sopravvivenza e a contrastarne alcuni sintomi.

Il caso di Indi ha portato alla luce la figura del Giudicigno, un essere mitologico, un semi dio anglosassone, con il potere di concedere la vita o sopprimere chi non ritiene degno di esistere tramite una formula della neo lingua che recita “per il miglior interesse” della persona. Le sue sentenze, pur essendo all'interno delle norme di legge, apportano, in alcuni casi, dolore indicibile ai parenti più stretti contrari a tali pratiche e intenzionati ad accompagnare i figli con amore e compassione nelle loro gravi difficoltà e alla fine naturale dell’esistenza terrena.

In Italia, l'agonia di Indi Gregory si è trasformata in passerella elettorale. Il tentativo del governo italiano di usare la vicenda a fini interni ha sollevato ulteriori questioni. Indi, affetta da una patologia incurabile e terminale ai mitocondri, sopravvive soltanto perché collegata alle macchine. Questo solleva interrogativi sulla dignità della vita e della morte, e sul diritto dei genitori di decidere per i propri figli.

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