La tregua con l’Iran scade a mezzanotte, Trump annuncia la proroga ma Vance resta a terra
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Redazione Esteri
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Sembrava dovesse essere il giorno della verità, quello in cui la diplomazia – ospitata ancora una volta dal Pakistan – avrebbe dovuto seppellire l’ascia di guerra tra Stati Uniti e Iran; e invece, a poche ore dalla fatidica scadenza del cessate il fuoco, il tavolo di Islamabad appare più vuoto che mai. L’amministrazione Trump, che aveva confermato l’invio di una delegazione di alto profilo guidata dal vicepresidente J.D. Vance, ha dovuto fare marcia indietro: il viaggio del numero due della Casa Bianca è stato sospeso a tempo indeterminato, una mossa che riflette lo stallo totale in cui versano i tentativi di mediazione.
Un ultimatum telefonico e il muro di gomma di Teheran
La tensione, del resto, era palpabile già nelle ore precedenti. In un intervento al programma radiofonico The John Fredericks Show, il presidente Donald Trump – che ormai siede alla Casa Bianca da più di un anno – ha usato toni da ultimatum classico, alternando – come spesso gli riesce bene – un cauto ottimismo a minacce pesantissime. “Beh, negozieranno”, ha detto il capo dello Stato, “e se non lo faranno, si troveranno di fronte a problemi mai visti prima”. Un avvertimento, questo, che suona quasi come una dichiarazione di intenti, dato che il leader americano ha già ribadito in più occasioni di non avere alcuna intenzione di prolungare la tregua oltre la scadenza naturale. La Casa Bianca, dal canto suo, insiste nel dire di essere in una posizione di forza, forte del blocco navale imposto nello Stretto di Hormuz che di fatto sta strozzando l’economia iraniana.
L’atteggiamento di Teheran, tuttavia, sembra aver messo in crisi la strategia della pressione massima. Fonti diplomatiche e agenzie di stampa internazionali riportano che la Repubblica Islamica non solo non ha confermato la presenza al secondo round negoziale, ma ha addirittura rimesso tutto in discussione. I media statali iraniani hanno fatto sapere che la delegazione non si muoverà finché Washington non rimuoverà il blocco dei porti, una condizione che il presidente americano – almeno per ora – si rifiuta categoricamente di accettare. In una dichiarazione ufficiale, il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran ha ribadito con fermezza che “non accettiamo negoziati all’ombra della minaccia”, un concetto che è diventato il mantra della resistenza iraniana in queste ultime, frenetiche ore.
Il nodo del petrolio e l’incognita navale
Sullo sfondo, la situazione militare rimane surriscaldata, con episodi che rischiano di far saltare definitivamente il banco. Gli Stati Uniti hanno reso noto di aver intercettato e bloccato una nave mercantile iraniana – la Touska – che avrebbe tentato di forzare il blocco navale nel Golfo dell’Oman; secondo la versione americana, i Marines hanno preso il controllo del cargo dopo che l’equipaggio si è rifiutato di obbedire all’ordine di fermarsi. Una mossa che Teheran ha subito bollato come un’ulteriore, inaccettabile provocazione, e che complica ulteriormente il lavoro dei mediatori pakistani, i quali speravano di poter annunciare una tregua più lunga per dare tempo alla diplomazia. La tensione, intanto, si mangia i mercati: il clima di incertezza spinge le Borse in rosso mentre il petrolio, prevedibilmente, continua a viaggiare al rialzo.
La posizione di Israele e il rinvio libanese
A gettare benzina sul fuoco, poi, ci pensa Gerusalemme. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in una cerimonia ufficiale, ha voluto chiarire un punto cruciale: sebbene gli Stati Uniti stiano tentando la carta negoziale, “il lavoro in Iran non è finito”. Una dichiarazione che suona come un avvertimento diretto agli ayatollah, ma anche come un promemoria per l’amministrazione Trump: Israele non si fida di un eventuale accordo e manterrà alta la guardia. Nel frattempo, l’agenda diplomatica nella regione resta fitta: mentre il destino dei negoziati con Teheran pende da un filo, sono previsti per giovedì nuovi colloqui tra Israele e Libano, sebbene anche in quel caso i precedenti non lascino presagire facili intese. Per ora, la palla resta in campo pakistano, ma il countdown è ormai agli sgoccioli.
Meta Description: Trump annuncia la proroga dei termini ma il vertice con l’Iran salta. Vance non parte per Islamabad, Teheran rifiuta il dialogo sotto la minaccia.




