Paysage de Cannes, l’altro Renoir milionario che i ladri hanno perso nella fuga
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nel vortice della notte tra il 22 e il 23 marzo, mentre i riflettori si accendevano sulla scomparsa di tre capolavori dalla Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo, un dettaglio apparentemente minore – destinato però a rivelarsi cruciale – emergeva con i primi chiarori dell’alba. Accanto ai celebri dipinti di Renoir, Cézanne e Matisse portati via dai malviventi, c’era una quarta tela, un piccolo olio su tela di Pierre Auguste Renoir intitolato “Paysage de Cannes”, che i ladri, nel trambusto della fuga e forse a causa dell’improvviso allarme che aveva rotto il silenzio della campagna emiliana, hanno abbandonato. Un errore dal valore di circa tre milioni di euro, considerando la stima dell’opera, realizzata dall’artista impressionista tra il 1905 e il 1908. Ritrovata ancora al suo posto nella sala dei francesi al piano superiore della villa, questa tela di piccole dimensioni rappresenta ora il tassello più eloquente della frenesia che ha caratterizzato il blitz.
Un’incursione tra i pavoni e il mistero di un trattore scomparso
La dinamica dell’accaduto si intreccia con i ritmi sospesi di quella che viene chiamata la “Villa delle Meraviglie”, un’istituzione artistica di rilevanza europea immersa in un angolo di campagna dove le case sono sparse e i confini, spesso tracciati dagli alberi alti sulla pianura, sembrano suggerire un’illusoria quiete. I ladri hanno agito sfruttando proprio questa geografia fatta di silenzi e ampi spazi aperti, ma la loro pianificazione, che pure aveva previsto l’asportazione di tre dipinti di valore inestimabile, ha mostrato vistose crepe operative. A complicare il quadro investigativo, e a suggerire la possibilità di un’organizzazione più ampia di quanto non sembri, si inserisce il racconto dei titolari di un’azienda agricola distante poche centinaia di metri dalla fondazione. Secondo quanto riferito, nella stessa notte – poche ore prima del furto dei quadri – un trattore è stato rubato dalle loro stalle. Un blitz avvenuto poco prima delle ventitré, durante il quale i malviventi si sono appropriati anche di un estintore, lasciando dietro di sé un’altra traccia di un’incursione che precede di poco il suono dell’allarme del museo, udito dai residenti intorno alle due e trenta del mattino.
Il destino delle opere d’arte rubate: dalla Magnani Rocca ai grandi cold case dell’arte
La refurtiva asportata dalla Magnani Rocca – che annovera tra i bottini un Renoir, un Cézanne e un Matisse – si è così aggiunta a quella dolorosa e lunga scia di capolavori scomparsi che continua a sfidare gli investigatori. E se da un lato il ritrovamento del piccolo “Paysage de Cannes” ha evitato un’emorragia ancora più grave per il patrimonio italiano, dall’altro il caso parmense riporta inevitabilmente alla mente i più celebri cold case del settore. Si passa dal celebre “Natività con i santi Lorenzo e Francesco” del Caravaggio, sottratto a Palermo nel 1969 e mai più riemerso, fino al “Concerto” di Vermeer rubato al Isabella Stewart Gardner Museum di Boston nel 1990. Sono opere che, svanite nel nulla, si presume siano finite in collezioni private coperte dal più assoluto riserbo, oppure immesse in quei traffici illegali internazionali dove il valore artistico si trasforma in moneta di scambio per circuiti oscuri; in alcuni casi, purtroppo, si ipotizza persino la distruzione.
La scena del crimine e i silenzi della campagna emiliana
L’indagine, che si concentra ora sui minuti che hanno preceduto lo scatto dell’impianto di allarme, si muove lungo due direttrici apparentemente parallele ma che gli inquirenti ritengono destinate a convergere. Da un lato c’è la dinamica interna alla Fondazione, dove i ladri hanno dimostrato di conoscere la disposizione delle sale, puntando dritti ai pezzi pregiati senza disperdersi tra le altre collezioni. Dall’altro lato, il giallo del trattore rubato e poi ritrovato – un mezzo pesante e ingombrante che difficilmente viene sottratto senza uno scopo preciso – lascia intendere che l’area fosse stata ricognita nei giorni precedenti o che ci fosse bisogno di un veicolo per agevolare lo spostamento di pesi o per ostacolare eventuali inseguimenti. In una giornata qualunque, nella biglietteria della villa, i pavoni che attraversano il parco sono una presenza abituale per i visitatori; in questa circostanza, invece, il paesaggio rurale che circonda Mamiano di Traversetolo è diventato il teatro di un’operazione che ha mescolato l’audacia tipica dei colpi d’arte con la rozzezza di un furto di mezzi agricoli, suggerendo che la linea di demarcazione tra un colpo mirato e una spedizione improvvisata potrebbe essere più sottile di quanto appaia.




