Armi biologiche e AI, Anthropic blocca cinque casi sospetti: il confine sottile tra ricerca medica e rischio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Cinque richieste di assistenza a Claude, il modello di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic, sono state bloccate negli ultimi mesi perché riconducibili a ricerche su virus, tossine e patogeni potenzialmente utilizzabili anche per lo sviluppo di armi biologiche. Lo ha reso noto la stessa azienda statunitense nel rapporto “Detecting and countering misuse of AI: September 2026”, riferito al periodo compreso tra dicembre 2025 e agosto 2026.

Non si parla di armi già costruite, né di laboratori segreti scoperti in flagranza: i casi riguardano scienziati che hanno chiesto a Claude un supporto di tipo organizzativo, dalla stesura di domande di finanziamento alla progettazione di esperimenti su agenti patogeni ad alto rischio.

Il caso chikungunya e l’istituto militare

Il caso considerato più preoccupante risale allo scorso maggio. I sistemi di sicurezza di Anthropic hanno bloccato una richiesta di assistenza per preparare una domanda di finanziamento relativa a uno studio di “gain-of-function” sul virus chikungunya, trasmesso dalle zanzare e capace di provocare dolori articolari cronici. L’obiettivo dichiarato era individuare mutazioni in grado di modificarne la trasmissibilità e la capacità di eludere la risposta immunitaria, per poi selezionare in animali vivi le varianti più virulente.

Ricerche simili vengono condotte regolarmente per sviluppare vaccini e terapie, ma le stesse conoscenze possono servire a rendere un patogeno più pericoloso. A destare particolare allarme, secondo quanto riportato, è stato il fatto che gli esperimenti fossero destinati a un istituto militare di ricerca. “Quello che non sappiamo è se la ricerca fosse destinata a essere trasformata in un’arma”, ha dichiarato Jacob Klein, responsabile della threat intelligence di Anthropic, al New York Times. “Ma un’istituzione militare che conduce ricerche gain-of-function è motivo di preoccupazione”.

Virus, tossine e account mascherati

Gli altri quattro episodi delineano un quadro altrettanto sfumato. In un caso, un ricercatore ha utilizzato Claude per settimane per progettare studi sull’influenza aviaria altamente patogena e sull’adattamento del virus ai mammiferi, includendo approcci di ingegneria genetica per introdurre mutazioni legate alla trasmissione per via aerea. In un terzo episodio, il modello Claude Opus 5 è stato impiegato attraverso una rete anonima per preparare in circa un’ora una domanda di finanziamento su ricerche relative agli orthopoxvirus, la famiglia che comprende il vaiolo.

Gli ultimi due casi riguardano invece veleni e tossine: un ricercatore sostenuto da un programma statale ha costruito con l’aiuto dell’AI un archivio di peptidi derivati da veleni e un sistema per ottimizzarne le caratteristiche, mentre in un altro caso il modello è stato usato per la riprogettazione computazionale di tossine nell’ambito di un programma nazionale di ricerca. In più occasioni i ricercatori hanno aggirato i controlli geografici, mascherato le finalità delle richieste e usato più account per eludere le protezioni.

Anthropic ha chiuso gli account coinvolti, senza rivelare né i nomi degli istituti né i Paesi di provenienza.

La linea sottile del “dual use”

Il problema, spiegano dalla società, è quello del “dual use”: le stesse conoscenze che permettono di sviluppare un vaccino possono essere impiegate per rendere un agente patogeno più aggressivo. “Non è che qualcuno, come in un fumetto, dica: ‘Ehi, voglio costruire un’arma biologica per uccidere tutti’”, ha osservato Klein. “È una situazione incredibilmente sfumata”. Secondo Anthropic, i modelli di ultima generazione sono ormai in grado di assistere attività scientifiche complesse a un livello tale da non poter più escludere che forniscano un contributo significativo anche a ricerche pericolose.

Nel rapporto, il possibile uso dell’intelligenza artificiale in campo biologico viene indicato come uno dei rischi più gravi legati ai modelli di frontiera.

La richiesta di rallentare lo sviluppo

La pubblicazione del rapporto arriva mentre il dibattito sulla sicurezza dei sistemi di intelligenza artificiale si intensifica. Dario Amodei, fondatore e amministratore delegato di Anthropic, ha proposto di rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati per dare tempo alla ricerca di costruire protezioni adeguate. Alla sua proposta hanno aderito i vertici di OpenAI, Google DeepMind e xAI.

Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha spiegato che l’azienda scrive ora “casi di sicurezza espliciti” prima delle sessioni di addestramento che prevedono un aumento significativo delle capacità dei modelli, aggiungendo che “quando parliamo di ‘rallentare’, non intendiamo ‘fermarci’”. La condivisione di standard comuni tra aziende concorrenti, hanno precisato i sostenitori dell’iniziativa, non richiede esenzioni antitrust.

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