Il vortice Jolina si abbatte sul Sud: allagamenti, frane e un sindaco che chiede scusa per le scuole chiuse
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Redazione Interno
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Il Mediterraneo centrale è stretto nella morsa del vortice Jolina, un’ondata di maltempo che sta flagellando il Mezzogiorno con un’intensità tale da costringere la Protezione Civile a diramare un’allerta arancione per Basilicata, Calabria e Sicilia, dove i primi effetti, del resto, si sono già manifestati in tutta la loro prepotenza. Piogge che non danno tregua, raffiche di vento che assumono i connotati della burrasca e il rischio concreto di grandinate stanno mettendo a dura prova un territorio, specie quello calabrese e siciliano, la cui fragilità idrogeologica è purtroppo nota e che in queste ore sta pagando un conto salatissimo in termini di danni e disagi. Non si contano, infatti, gli interventi dei vigili del fuoco e della protezione civile locale, impegnati su fronti differenti ma accomunati dalla stessa emergenza: la furia dell’acqua e del vento.
Dalla Sibaritide allo Ionio, la Calabria è un mosaico di criticità
Il quadro che emerge dalla Calabria è a dir poco complesso, con scenari di devastazione che si susseguono l’uno all’altro lungo tutta la fascia ionica. Nel Cosentino, a Pietrapaola, la piena del torrente Acquaniti ha provocato la sua esondazione, e la Sindaca Manuela Labonia ha parlato di ore difficili, con allagamenti che hanno invaso abitazioni e attività commerciali nella zona marina, costringendo l’amministrazione a mobilitarsi in attesa di un riconoscimento formale dello stato di calamità. La situazione, poche ore dopo, è apparsa in rapido peggioramento: a Crosia, la furia di Jolina ha fatto esondare prima il fiume Trionto e poi la fiumara Fiumarella, scatenando una colata di acqua e fango che ha travolto la frazione di Mirto, bloccando veicoli e penetrando nelle case, mentre una frana nei pressi delle case popolari ha reso necessaria l’evacuazione precauzionale di una ottantina di persone. Non va meglio nel Crotonese, dove a Mesoraca una frana dal fronte di quindici metri è precipitata sulla carreggiata di via San Marco; quindici famiglie sono state fatte evacuare dai loro stabili nel rione Santa Lucia per scongiurare rischi maggiori.
A rendere il quadro ancora più critico contribuisce il caos che regna sulla rete dei trasporti. La circolazione ferroviaria lungo la linea jonica, come comunicato da Trenitalia, è stata pesantemente rimodulata tra Crotone, Catanzaro Lido e Reggio Calabria, con cancellazioni e ritardi che per l'Intercity Notte 1956 in arrivo da Siracusa hanno superato i sessanta minuti a causa di un inconveniente tecnico nei pressi di Briatico, aggravato dalle condizioni meteo proibitive. All'aeroporto Tito Minniti di Reggio Calabria, intanto, le raffiche di vento hanno costretto al dirottamento di un volo su Brindisi e alla cancellazione di diverse partenze, compresa quella per Milano Malpensa.
In Sicilia il maltempo flagella i collegamenti marittimi e costringe alla prudenza
Sull’altra sponda dello Stretto, la Sicilia combatte con le medesime avversità. Il vento forte e il mare agitato hanno paralizzato in parte i collegamenti con le isole Eolie: ottanta passeggeri diretti a Lipari sono stati sbarcati a Rinella, sull’isola di Salina, mentre una ventina di loro, dopo aver tentato invano di rientrare, sono stati infine ricondotti a Milazzo, in un paradossale tira e molla reso inevitabile dall’impraticabilità del pontile di Sottomonastero.
Il tema della sicurezza, in una regione dove l’allerta è stata diramata in particolare sui settori orientali, ha inevitabilmente investito anche il mondo della scuola. La decisione del Sindaco di Catania, Enrico Trantino, di tenere le scuole chiuse per due giorni consecutivi ha scatenato un acceso dibattito cittadino, dal momento che, a posteriori, i fenomeni più violenti hanno risparmiato il capoluogo etnico per concentrarsi altrove, come nella zona dell’Alcantara. L’esponente politico ha scelto di non trincerarsi dietro il silenzio, ma di motivare pubblicamente la propria scelta, scusandosi con le famiglie per i disagi organizzativi ma difendendo il principio di precauzione. Il cuore della questione, ha spiegato, risiede nell’ampiezza delle zone di allerta della Protezione Civile: Catania si trova in una zona H che lambisce la I, un territorio vastissimo che si estende fino a Messina e ai Nebrodi, rendendo impossibile una previsione capillare e lasciando ai sindaci la responsabilità della decisione finale in un’epoca in cui la tropicalizzazione del clima impone di non paragonare gli eventi attuali a quelli del passato.
Il vortice Jolina e la sfida della prevenzione in un territorio fragile
Mentre Jolina continua a dispensare pioggia e vento su tutto il Meridione, con la Protezione Civile che monitora costantemente i livelli dei fiumi e il rischio frane, l’attenzione si concentra inevitabilmente sulla capacità di risposta di un territorio che, come nel caso della Sibaritide colpita a ridosso dall'esondazione del Crati e poi del Trionto, mostra tutte le sue ferite strutturali. Il ciclone, quarto della stagione a flagellare Sicilia e Calabria, sta sollevando interrogativi non solo sull’immediatezza dei soccorsi, ma anche sulla più complessa e annosa questione della messa in sicurezza idrogeologica e della manutenzione del territorio. La decisione di 45 comuni siciliani di chiudere le scuole, pur tra mille polemiche come quelle sollevatesi a Catania, rappresenta in fondo la fotografia di un’emergenza che impone scelte difficili, in cui il confine tra il rischio reale e la percezione dello stesso è spesso labile e controverso.




