Genoa, le parole di Ottolini dopo il pareggio col Parma
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Redazione Sport
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Che sia un dopo partita diverso dal solito lo si intuisce da certi sguardi, da un'atmosfera che va oltre la semplice delusione per un pareggio. Il malumore, come spesso accade in queste situazioni, non nasce tanto dal risultato in sé, ottenuto sul campo del Parma, quanto dalla consapevolezza di aver sprecato un'ennesima, preziosa occasione per agganciare i primi tre punti in campionato. Una volta spente le luci del Tardini, in serata, è il club stesso a diffondere le dichiarazioni del direttore sportivo Marco Ottolini, il quale, abbassando i toni della polemica, ha scelto di lanciare un appello alla compattezza. "È il momento di stare uniti e lavorare tutti insieme con il nostro allenatore e il nostro staff per liberare la testa e le qualità di questa squadra", ha spiegato Ottolini, aggiungendo che "ci sono partite in cui tiri ripetutamente e non segni e magari sbagli anche un rigore nel recupero", in un chiaro riferimento alle circostanze dell'incontro.
Gli interrogativi sul modulo di Vieira
Proprio quella partita, tuttavia, ha lasciato emergere con forza alcuni interrogativi di natura tecnica che contribuiscono ad alimentare il clima di perplessità. L'allenatore Alberto Gilardino, infatti, ha deciso di abbandonare il collaudato 4-3-3, schema che nella scorsa stagione aveva garantito solidità e soddisfazioni, optando per una linea offensiva che molti hanno definito inspiegabile. Con Vitinha, Malinovskyi e Norton-Cuffy a supportare un centravanti atipico come Ekuban, il gioco del Genoa ha mostrato evidenti difficoltà di costruzione e una preoccupante carenza di verticalizzazione, limitandosi a pochi sussulti, come quelli provenienti dai piedi di Malinovskyi e Carboni o dalla fisicità di Ekuban stesso.
Una fotografia dei limiti in attacco
L'incontro contro i gialloblù, del resto, ha offerto una fotografia piuttosto nitida dei limiti che attanagliano la squadra rossoblù in questa prima parte di torneo. È un dato di fatto, osservabile dalla dinamica delle gare, che il Genoa non disponga nel proprio organico di attaccanti in grado di garantire una doppia cifra realizzativa, probabilmente neppure di quelli che possano assicurare sette o otto gol a stagione. Questa penuria di potenziale offensivo, che si traduce in un gioco spesso prevedibile e poco pericoloso, finisce per gravare sull'intero equilibrio della squadra, la quale fatica a concretizzare il proprio dominio di gioco in reti effettive, come dimostrato anche dalla possibilità di un calcio di rigore fallita nel finale.
La squadra in fondo alla classifica
Il quadro che ne emerge, complessivamente, è quello di una formazione che stenta a trovare la sua dimensione e che, a seguito di questo avvio di campionato, si ritrova ad occupare una posizione in fondo alla classifica. In questo contesto, le scelte tecniche vengono messe sotto la lente d'ingrandimento, come l'adattamento in ruoli insoliti di alcuni giocatori, suscitando perplessità tra gli osservatori. La società, dal canto suo, attraverso la voce del suo direttore sportivo, ha preferito rinsaldare le fila attorno allo staff, confermando la fiducia in Gilardino e nella sua squadra di collaboratori, nella speranza che il lavoro collettivo possa presto liberare quel potenziale che finora è rimasto inespresso.




