Genoa, un punto e tante ombre. Ottolini: "Fiducia in Vieira"
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Redazione Sport
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La domenica alle tre, un appuntamento fisso che ormai assume i contorni di un'ossessione per i tifosi del Genoa, attende ancora una volta l'agognato scoppio di gioia. Siamo già alla settima giornata di questo campionato e la vittoria, quell'unico risultato in grado di cambiare l'umore di una piazza e di dare concretezza a un progetto, rimane un miraggio lontano, un traguardo che si allontana pericolosamente ogni volta che si presenta l'occasione per centrarlo. Un pareggio senza reti contro il Parma, maturato tra le mura amiche del Luigi Ferraris, ha il sapore amaro di un'occasione sprecata, soprattutto per quel calcio di rigore fallito nel recupero che avrebbe potuto, forse, aprire finalmente la strada ai tre punti. Il segno più preoccupante, al di là della posizione in classifica, risiede in un gioco che fatica a produrre gol, con un attacco che sembra spuntato e una continuità di rendimento che rappresenta il vero nodo da sciogliere per evitare che la stagione si complichi in maniera inaspettata.
La società chiude la fila
Proprio in questo momento di difficoltà, il club rossoblù ha scelto di rinsaldare le fila, di presentarsi compatto per cercare di invertire una tendenza che inizia a farsi preoccupante. A parlare, subito dopo la deludente prestazione, è stato il direttore sportivo Marco Ottolini, il quale, attraverso una nota ufficiale, ha voluto sgombrare il campo da qualsiasi pensiero negativo, concentrandosi in particolare sulla figura dell'allenatore Patrick Vieira, ancora senza vittorie in campionato. "È il momento di stare uniti e lavorare tutti insieme col nostro allenatore e il nostro staff per liberare la testa e le qualità di questa squadra", ha dichiarato Ottolini, ribadendo con forza la fiducia nella guida tecnica e in un gruppo che deve ora trovare la serenità per esprimere il proprio potenziale. Un messaggio chiaro, che suona come una linea da non oltrepassare, un tentativo di proteggere la squadra dalle critiche esterne e di creare un ambiente interno il più possibile protetto.
Una partita senza lampi
Quello che si è visto in campo, tuttavia, è stato uno spettacolo deludente, una di quelle partite che fotografano con crudezza il livello del calcio italiano nella sua zona medio-bassa. Pochi i sussulti degni di nota, arrivati esclusivamente dai piedi di Malinovskyi e Carboni o dalla fisicità di Ekator, in un contesto generale di scarsa qualità e poche emozioni. L'incontro, in parte rovinato anche da un doppio ammonimento, ha messo in luce, ancora una volta, i limiti evidenti del Parma nella costruzione della manovra offensiva: una sequenza di movimenti prevedibili, privi di passaggi verticali in grado di scardinare le difese avversarie e di quel cambio di passo necessario per creare superiorità numerica e occasioni da gol. Una genoa-noia, come qualcuno l'ha già definita, che ha lasciato poco agli spettatori e molti interrogativi sulle panchine.
Le scelte discutibili
Sul fronte parmense, le decisioni tecniche non sono passate inosservate, alimentando perplessità tra gli osservatori. Il mister Cuesta ha bocciato in modo definitivo Lovik, preferendogli Brit utilizzato persino con il piede invertito, e ha schierato Almqvist in una posizione che non sembra essere la sua, un adattamento che ha limitato le sue caratteristiche nonostante in passato avesse ricoperto con profitto il ruolo di attaccante esterno di destra. Scelte che, in un gioco già povero di idee e di fluidità, hanno contribuito a rendere la partita piatta e poco spettacolare, lasciando intendere che la strada per trovare un equilibrio e un'identità di gioco convincente sia ancora lunga e irta di difficoltà per entrambe le squadre, accomunate da un avvio di campionato al di sotto delle aspettative.




