Furto di energia Roma, danno da oltre 550mila euro: tre donne ai domiciliari
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Redazione Interno
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Il caso del furto di energia Roma si aggrava con una stima dei danni che supera i 550mila euro e con l'esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari. L'accusa contestata riguarda la sottrazione di energia elettrica attraverso la manomissione dei contatori, una pratica che avrebbe interessato diversi esercizi commerciali della Capitale nel corso del 2026. Secondo quanto emerso dalle indagini, il valore complessivo dell'energia sottratta senza pagamento avrebbe raggiunto una cifra particolarmente elevata, portando all'intervento della Procura della Repubblica di Roma e delle forze dell'ordine impegnate nell'inchiesta.
Le accuse e le persone coinvolte nell'indagine
Le misure cautelari sono state eseguite su delega della Procura della Repubblica di Roma, dipartimento criminalità diffusa e grave. I militari della Compagnia Carabinieri di Roma Parioli e del 5° Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione alle ordinanze emesse dal Gip del Tribunale di Roma nei confronti di tre donne gravemente indiziate, a vario titolo, del reato di furto di energia elettrica. Le persone coinvolte sono Rita Delle Fave, amministratrice di alcune società, Cristina Gigli, indicata come sorella e compagna di Christian Delle Fave, ritenuto dagli inquirenti il gestore che ha rilevato il marchio, e Brunella Desideri, cuoca e amministratrice unica di altri punti vendita legati al marchio Ricci.
Le tre donne erano già state arrestate in flagranza di reato il 16 aprile scorso. Gli sviluppi successivi dell'indagine hanno portato all'emissione delle nuove misure cautelari, fondate sugli elementi raccolti dagli investigatori nel corso degli accertamenti. Gli inquirenti contestano una serie di condotte riconducibili alla manomissione dei sistemi di misurazione dei consumi elettrici, circostanza che avrebbe consentito di utilizzare energia senza che questa venisse regolarmente contabilizzata e fatturata.
Contatori manomessi e danni economici superiori a mezzo milione di euro
Al centro dell'inchiesta vi è una presunta attività sistematica di alterazione dei contatori elettrici. Gli accertamenti avrebbero riguardato diversi negozi e attività commerciali presenti nella Capitale, compreso il Cavalletti di viale Parioli. Secondo l'ipotesi investigativa, la manomissione degli impianti avrebbe permesso di ridurre o azzerare la registrazione dei consumi effettivi, determinando un ingente danno economico legato alle utenze non pagate.
Le autorità stimano che il valore complessivo dell'energia sottratta superi i 550mila euro. Si tratta di una delle cifre più rilevanti emerse nell'ambito delle contestazioni formulate dagli investigatori in questa vicenda. L'operazione che ha portato all'esecuzione degli arresti domiciliari è stata condotta congiuntamente da Carabinieri e Guardia di Finanza, che hanno lavorato sotto il coordinamento della Procura per ricostruire il funzionamento del presunto sistema e quantificare il danno economico attribuito agli illeciti contestati.
L'indagine ha così stretto il cerchio attorno alle tre donne ritenute gravemente indiziate per il reato di furto di energia elettrica. Gli investigatori attribuiscono particolare rilevanza alla presunta manomissione dei contatori in più esercizi commerciali della città, un meccanismo che avrebbe consentito di usufruire dell'energia senza sostenere i relativi costi. Le misure cautelari disposte dal Gip rappresentano l'ultimo sviluppo di un'inchiesta che ha portato alla contestazione di un danno economico superiore al mezzo milione di euro.




