Chiara Mocchi, la professoressa accoltellata a Trescore: «In elicottero ho sentito: ancora pochi secondi e la perdiamo. Salvata da un alunno che ha rischiato la vita»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La memoria di Chiara Mocchi, docente di francese accoltellata il 25 marzo nella scuola media di Trescore Balneario, si è riaffacciata alla realtà con un ordine preciso: quello di restituire la gratitudine. Lo ha fatto con una lettera diffusa nelle scorse ore, dettata con voce flebile al suo legale, Angelo Lino Murtas, mentre si trova ancora ricoverata – fuori pericolo dopo il passaggio in terapia intensiva – all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Un testo nel quale la professoressa rivive gli istanti di quella mattina, quando un’azione che definisce dettata da “indottrinamento” ha rischiato di spezzarle la vita, e dove emerge con chiarezza il ruolo decisivo di un altro ragazzo, anche lui tredicenne, che si è frapposto tra lei e l’aggressore.

Il sangue versato e il coraggio di un ragazzo

Nel racconto dettagliato dalla Mocchi, l’aggressione perpetrata dal suo alunno – definito dalla stessa docente “confuso, trascinato e indottrinato dai social” – è stata interrotta solo dall’intervento di un altro studente della stessa età, che si è opposto all’attacco rischiando a sua volta la vita. A rendere critiche le condizioni della professoressa è stata la violenza dell’impatto: un fendente che, come ha ricordato nella lettera, è arrivato a mezzo millimetro dall’aorta, provocando una perdita di circa un litro e mezzo di sangue in pochissimi minuti. Le immagini che affiorano dalla sua memoria – il foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi tentava di soccorrerla, quel torpore mentre la luce diventava ombra – restituiscono la drammaticità di una mattinata che stava per concludersi in tragedia.

La corsa in elicottero e la trasfusione salvifica

Soccorsa in extremis, la professoressa è stata trasportata via eliambulanza con il supporto del servizio “Blood on Board”. È proprio durante il volo, quando le condizioni sembravano precipitare, che Chiara Mocchi ha sentito una voce ferma annunciare che la stavano perdendo, un momento di buio totale interrotto poi dal ritorno alla vita grazie alle trasfusioni. Un passaggio centrale della sua lettera è dedicato proprio al valore di quelle sacche di sangue: un grazie particolare va ai donatori Avis, tra cui spicca il nome del suo stesso avvocato, Angelo Lino Murtas, donatore da 45 anni che proprio il giorno prima aveva compiuto il gesto di solidarietà. “Penso, e non è un sogno, che il sangue che ora scorre nelle mie vene sia il suo”, ha scritto la docente, sottolineando l’anonimato di chi ha contribuito a salvarla e la consapevolezza che senza quei donatori non ci sarebbe stato un ritorno.

Il contesto investigativo e l’indottrinamento digitale

L’attenzione delle indagini, coordinate dalla Procura per i minorenni di Brescia, si è concentrata sulle tracce digitali lasciate dal tredicenne. Il ragazzo, non imputabile per l’età, aveva trasmesso in diretta su Telegram l’aggressione e, poche ore prima, aveva pubblicato un messaggio intitolato “Soluzione finale” nel quale annunciava l’intenzione di uccidere la sua insegnante di francese. I carabinieri di Bergamo stanno cercando di risalire agli utenti che seguivano quella diretta – secondo indiscrezioni meno di dieci – e di verificare se qualcuno abbia incentivato l’azione. Lo stesso legale della parte offesa ha sottolineato come non sia credibile che l’idea sia maturata da solo, evidenziando un meccanismo di indottrinamento avvenuto “all’interno di quello schermo”. Dalla ricostruzione emerge anche l’acquisto del pugnale usato nell’aggressione attraverso canali illegali della stessa piattaforma, elementi che delineano un quadro complesso di radicalizzazione violenta veicolata dal web.

Un fenomeno più ampio e gli sviluppi giudiziari paralleli

Il caso di Trescore si inserisce in un contesto di allarme più vasto riguardante l’estremismo nichilista violento, fenomeno che ha trovato un altro riscontro nei giorni scorsi con l’operazione dei Ros che ha portato all’arresto di un diciassettenne in un’inchiesta che ha toccato diverse regioni, tra cui Bologna, Umbria e Toscana. In quel caso, il minore era accusato di propaganda e istigazione per motivi di odio razziale, oltre che di detenzione di materiale con finalità di terrorismo, con l’aggravante – secondo quanto emerso – di un progettato attacco in ambito scolastico ispirato a precedenti stragi. Per quanto riguarda l’aggressione di Bergamo, il tredicenne è stato affidato ai servizi sociali, in attesa che le indagini chiariscano la portata dei suoi contatti digitali e il grado di consapevolezza nella pianificazione del gesto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.