Il ciclismo mondiale arriva in Rwanda tra polemiche e sfide iridate
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Redazione Sport
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Il ciclismo internazionale, reduce dalle tensioni verificatesi alla recente Vuelta a España, approda in Rwanda per i campionati del mondo su strada, un evento storico per il continente africano che però non si sottrae alle controversie. L’assegnazione dei mondiali a Kigali, in programma dal 21 al 28 settembre, è infatti vista da molti osservatori come un’operazione di «sportswashing» finalizzata a migliorare l’immagine del presidente Paul Kagame, il cui governo è spesso al centro di critiche da parte delle organizzazioni per i diritti umani. Le polemiche, peraltro, erano già emerse con forza in Spagna, dove alcune manifestazioni di protesta avevano preso di mira la presenza della formazione Israel – Premier Tech.
Ad aprire la settimana iridata è stata la cronometro femminile Elite, che ha assegnato il primo titolo mondiale su un tracciato tecnico e selettivo, lontano dai convenzionali percorsi a crono. L’attenzione si sposta ora sulla prova maschile, una delle più attese dell’intero evento, che vedrà un duello annunciato tra il campione in carica Remco Evenepoel e Tadej Pogacar, il quale ha scelto di cimentarsi nella specialità a cronometro nonostante la sua fama di grandissimo scalatore.
Il percorso di 40,6 chilometri, con partenza e arrivo nella capitale Kigali, è tutt’altro che semplice e sembra congegnato per premiare la potenza e la resistenza. I corridori affronteranno la doppia ascesa della Côte de Nyanza, con le sue due facce distinte, per poi misurarsi con la Côte de Péage e la temibile Côte de Kimihurura, quest’ultima interamente lastricata di pavé e con pendenze massime che toccano l’11%, prima del traguardo in salita. Un itinerario che promette di selezionare i migliori atleti in una prova di pura forza.




