Le ruspe a Barriera di Milano abbattono l'ex Gondrand, parte il progetto di riqualificazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le ruspe, nelle ultime ore, hanno completato la loro opera su corso Venezia, riducendo in un cumulo di detriti e polvere l'ultimo muro superstite dell'ex fabbrica Gondrand. Quello scheletro di cemento, che per anni aveva ospitato i magazzini dell'impresa di trasporti per poi trasformarsi, nell'abbandono, in un rifugio per attività illecite, non esiste più. La proprietà, la All Building 1, ha deciso di imprimere una svolta accelerando l'iter e avviando subito le operazioni di pulizia dell'area, un passo avanti concreto, forse decisivo, nel complesso mosaico della riqualificazione della zona del parco Sempione. Resta ora un grande vuoto urbano, una pagina bianca tra via Lauro Rossi e via Cigna, in attesa di essere scritta da un nuovo capitolo edilizio.

I tempi della trasformazione

Se la fase di demolizione vera e propria dovrebbe concludersi nel giro di tre mesi, i prossimi passi amministrativi sono già tracciati. Entro la metà del 2026, infatti, potrebbero essere rilasciati i permessi di costruire, un segnale che conferma l'intenzione di dare un'accelerata alla rinascita di quell'area. Si tratta di una porzione di territorio significativa, ben 38mila metri quadrati compresi tra corso Venezia, via Cigna, via Lauro Rossi e il parco Sempione, che divide i quartieri di Barriera di Milano e Rebaudengo e che, nei piani, cambierà radicalmente volto. Lo farà attraverso nuovi insediamenti commerciali, di ristorazione e ricettivi, un mix di funzioni che punta a rivitalizzare un comparto a lungo marginale.

Il nodo della mobilità e il ruolo dei privati

A rendere strategicamente cruciale l'intervento, più di ogni altra cosa, sarà l'arrivo della nuova linea della metropolitana 2. Proprio sulle aree dell'ex Gondrand e dell'attiguo ex Carlini, come ha confermato in commissione l'assessore all'Urbanistica Paolo Mazzoleni, sorgerà il nuovo capolinea d'interscambio della metro. Un fattore, questo, destinato a trasformare la percezione e l'accessibilità dell'intera zona. L'amministrazione, nel presentare il progetto di rigenerazione urbana, ha anche sottolineato come l'accordo raggiunto con i privati relativamente alle aree non espropriate garantirà alle casse comunali un risparmio stimato in circa due milioni di euro.

Le fragilità di un quartiere in transizione

La scomparsa dei capannoni, però, non cancella d'incanto le profonde fragilità sociali che caratterizzano il quartiere. La pressione sociale, del resto, resta un elemento visibile e tangibile nelle aree adiacenti al parco Sempione, un promemoria che la sola trasformazione urbanistica, seppur ambiziosa e necessaria, non è una bacchetta magica. La storia recente di quella zona, purtroppo, è stata segnata anche da episodi di cronaca nera, con inchieste che hanno portato alla luce reti criminali e fatti di sangue, i cui sviluppi giudiziari continuano a dipanarsi nelle aule dei tribunali, ricordando come il cammino verso un reale cambiamento sia sempre più articolato della semplice sostituzione di volumi edilizi.

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