La morte nel vuoto di via Zanotti Bianco: Anna Democrito e i figli, un volo da terzo piano senza ritorno
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Redazione Interno
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CATANZARO. C’è un istante, nella notte tra martedì e mercoledì, in cui la vita di una famiglia si è spezzata contro l’asfalto di via Zanotti Bianco. Anna Democrito, 46 anni, ha deciso di trasformare il balcone del suo appartamento al terzo piano in un baratro. Lo ha fatto stringendo a sé i suoi tre bambini, quasi fossero l’unico approdo possibile in una disperazione che, almeno per chi indaga, resta ancora avvolta nel silenzio più fitto. Il risultato di quell’abbraccio mortale è sotto gli occhi di una città intera, quella del capoluogo calabrese, che si è risvegliata sotto choc: la donna e due dei piccoli – un neonato di appena quattro mesi e un bambino di quattro anni – sono morti sul colpo. La terza figlia, una bambina di cinque anni e mezzo, lotta invece tra la vita e la morte nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Catanzaro.
Gli inquirenti, e in particolare la Squadra mobile coordinata dalla pm di turno, non hanno quasi dubbi sulla natura volontaria del gesto. Non si è trattato di una caduta accidentale, né di un tragico errore; la ricostruzione parla chiaramente di un salto deliberato nel vuoto. In quel volo di pochi istanti, che lo ha portata a schiantarsi al suolo insieme ai suoi figli, Anna Democrito ha annullato ogni possibilità di ripensamento per sé e per due di loro. L’unica sopravvissuta, la maggiore, si trova adesso in condizioni definite gravissime: i medici stanno provando a strapparla a un destino che sembrava già segnato, mentre la procura ha già aperto un fascicolo per fare piena luce sulla dinamica e sul contesto familiare.
L’ombra del marito e il silenzio dell’appartamento
Uno degli elementi che gli investigatori stanno setacciando con maggiore attenzione riguarda la presenza, in quella stessa abitazione, del marito della donna. Secondo le prime sommarie ricostruzioni, l’uomo si trovava in casa al momento del tragico epilogo. Pare che si sia accorto di quanto stava accadendo solo dopo aver udito dei rumori sospetti nel cuore della notte; quando si è affacciato o è sceso in strada, era ormai troppo tardi per invertire la rotta. La polizia scientifica ha effettuato un sopralluogo approfondito all’interno dell’appartamento di via Zanotti Bianco, cercando tracce, messaggi o indizi che possano spiegare cosa abbia scatenato quella furia omicida-suicida. Al momento, non risultano essere stati trovati biglietti di addio o elementi che chiariscano il movente.
Eppure, un primo, labile profilo della donna inizia a delinearsi attraverso le testimonianze raccolte nel quartiere. Anna lavorava come infermiera presso la RSA anziani “Monsignor Apa” di Catanzaro; chi la conosceva la descrive come una persona schiva, tranquilla e molto legata alla religione, tanto da essere attiva nella vita parrocchiale. Questa immagine di normalità, di riservatezza e devozione, stride violentemente con la crudeltà del gesto. Alcune fonti, pur con la cautela che impone l’apertura di un’indagine, hanno accennato alla presenza di “lievi disturbi psichici” o di piccoli segnali di disagio che la donna avrebbe manifestato in passato; elementi, questi, che ora verranno passati al vaglio della medicina legale e degli esperti.
L’abbraccio fatale e la corsa contro il tempo in rianimazione
La dinamica dell’impatto non ha lasciato scampo per i più piccoli. Il della madre, insieme a quello del neonato di quattro mesi e del bambino di quattro anni, è stato trasferito all’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Germaneto, dove l’autopsia – disposta dalla magistratura – cercherà di fornire risposte più precise sui tempi e le cause del decesso. L’attenzione, in queste ore febbrili, è tutta concentrata sulla piccola di cinque anni e mezzo. Ricoverata in terapia intensiva, la sua prognosi resta riservata; i sanitari stanno utilizzando tutte le risorse a disposizione per stabilizzare le sue condizioni, dopo una caduta che avrebbe dovuto essere fatale anche per lei.
Mentre la città di Catanzaro osserva con sgomento lo sviluppo degli accertamenti, gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo sull’indagine. Non si esclude, a questo stadio iniziale, nessuna pista relativa al contesto familiare o allo stato emotivo della donna. Il pm Graziella Viscomi, che coordina le indagini, sta raccogliendo le testimonianze dei vicini e dei parenti, cercando di ricostruire le ultime ore di vita di Anna Democrito. L’ipotesi più accreditata resta quella dell’omicidio-suicidio: un gesto estremo, premeditato forse solo nei minuti precedenti al volo, con cui la donna ha deciso di porre fine non solo alla propria esistenza, ma anche a quelle dei figli, tranne che per una.
In questo quadro di dolore assoluto, l’unica verità certa è il rumore sordo dei corpi che hanno impattato l’asfalto di via Zanotti Bianco, nel cuore della notte calabrese. Il resto, le motivazioni profonde che hanno trasformato una madre in carnefice di se stessa e dei propri sangui, resta sepolto nel silenzio di un appartamento vuoto e nella stanza d’ospedale dove una bambina di cinque anni lotta per sopravvivere.




