Totti e quella notte surreale all'Olimpico: "L'11 settembre 2001 non avrei giocato"

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Sono passati venticinque anni, eppure il ricordo di quel martedì pomeriggio resta nitido nella memoria di chi lo ha vissuto. Era l'11 settembre 2001 quando le televisioni di tutto il mondo interruppero i programmi per mostrare in diretta quello che stava accadendo a New York: due aerei dirottati si erano schiantati contro le Torri Gemelle del World Trade Center, un terzo aveva colpito il Pentagono a Washington, un quarto era precipitato in Pennsylvania. Quasi tremila le vittime.

In Italia erano circa le tre del pomeriggio, e a Roma ci si preparava a una serata di sport che, all'improvviso, perse ogni significato.

La partita che nessuno voleva giocare

Allo stadio Olimpico era in programma il debutto della Roma in Champions League contro il Real Madrid, la squadra fresca campione d'Italia allenata da Fabio Capello, di fronte ai "Galacticos" spagnoli. La prevendita era andata a ruba, la città si preparava a una festa. Poi, nel primo pomeriggio, tutto si fermò. Il presidente giallorosso Franco Sensi si rese conto quasi subito che quella non poteva essere una serata come le altre e diede la propria disponibilità alla UEFA per un rinvio. Anche Capello avrebbe preferito non far scendere in campo la squadra.

L'organismo europeo, chiamato a decidere in poche ore su tutte le gare della giornata, scelse invece di non fermare il programma: si sarebbe giocato ovunque, con un minuto di silenzio e il lutto al braccio.

Le parole di Totti a distanza di anni

Francesco Totti, che quella sera segnò su rigore il suo primo gol in Coppa dei Campioni, ha raccontato più volte il peso di quella partita. "L'11 settembre più che la partita Roma-Real Madrid mi ricordo quello che è successo negli Usa e l'attacco alle Torri Gemelle, perché fino alla fine era in dubbio la partita, poi alla fine abbiamo giocato ma era una partita surreale, una partita diversa", ha detto il numero dieci giallorosso a margine della prima tappa del "World Legend Padel Tour".

"Io non avrei giocato per rispetto a tutte le persone decedute, tutte le persone americane, tutto quello che era successo. Mi dispiace tantissimo, è passato tantissimo tempo e ancora oggi ricordiamo quel brutto episodio".

Un Olimpico silenzioso e una partita quasi per inerzia

Chi era presente all'Olimpico quella sera ricorda un'atmosfera irreale, sospesa, con gli occhi della gente incollati più ai pensieri di New York che al campo. La partita si giocò, quasi per inerzia. Vinse il Real Madrid 2-1: gol di Figo, di Guti, e il momentaneo pareggio di Totti su rigore. Nel finale Abel Balbo colpì una traversa che in altre circostanze avrebbe fatto esplodere lo stadio, ma quella sera nessuno ebbe davvero voglia di rammaricarsi per un episodio di gioco.

"Sarebbe stato giusto non giocare", disse Capello a fine partita, interpretando un sentimento condiviso da molti. Durante la gara, alcuni tifosi lasciarono lo stadio in segno di protesta.

Le altre partite e la decisione della UEFA

Quella sera non si giocò solo a Roma. La Lazio era ospite del Galatasaray a Istanbul, mentre la Juventus sarebbe scesa in campo a Oporto il giorno successivo. Poco dopo la fine delle partite del martedì, la UEFA avrebbe deciso di rinviare tutte le gare in programma per il mercoledì 12 settembre, e anche quelle di Coppa Uefa del giovedì. Negli Stati Uniti, intanto, baseball, football, hockey e motori avevano sospeso le attività; in Europa, invece, prevalse l'idea che lo spettacolo dovesse continuare.

Il ritorno di Jordan e un annuncio rimandato

Prima che tutto accadesse, negli Stati Uniti si parlava soprattutto del ritorno di Michael Jordan. Il "Migliore" si stava allenando da settimane in una palestra di Chicago, la "Hoops the Gym", insieme alla upper class della città. L'ultima partita risaliva a tre anni prima, ma in quelle ore Jordan aveva lasciato intendere che sarebbe tornato a giocare nei Washington Wizards, la squadra di cui era proprietario e presidente delle operazioni cestistiche. Dopo gli attentati, però, Jordan cancellò la conferenza stampa che aveva programmato.

Il 24 settembre, annunciando ufficialmente il suo ritorno con un comunicato, dichiarò: "Benché sia energizzato dal mio imminente ritorno sul campo, sono profondamente rattristato dai recenti tragici eventi e il mio cuore va alle vittime e alle loro famiglie. Per profondo rispetto verso di loro, non parteciperò a interviste con i media prima dell'inizio del training camp del 1° ottobre". Jordan decise anche di donare l'intero stipendio della stagione agli sforzi di soccorso e assistenza alle vittime.

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