Giubileo della salute mentale, alla Lateranense riflessioni su un'emergenza trascurata

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Se un italiano su quattro convive con disturbi mentali, e se i casi sono aumentati del sei per cento solo nell’ultimo anno, quintuplicandosi nel decennio, il confronto tra istituzioni, esperti e operatori del settore non poteva che assumere toni di urgenza. Oggi alla Pontificia Università Lateranense, dove si è tenuto il primo Giubileo della salute mentale – promosso dal ministero della Salute e dalla Cei – il dato più allarmante emerso non riguarda solo i numeri, già di per sé significativi, ma la difficoltà di accesso alle cure. Oltre due milioni di persone, stando alle stime, non riescono a ottenere risposte adeguate dal sistema, nonostante ansia e depressione rappresentino i tre quarti delle diagnosi.

Il cardinale Matteo Zuppi, intervenendo ai lavori, ha sottolineato la necessità di preservare il Servizio sanitario nazionale, la cui qualità non va sminuita, ma anzi potenziata per superare quell’impasse che ancora limita l’efficacia degli interventi. "Mettere al centro la persona" è stato il filo conduttore del suo intervento, un monito che suona tanto più rilevante se si considera che, in molti casi, l’ostacolo maggiore non è lo stigma sociale, ma l’indifferenza di un sistema spesso incapace di garantire continuità terapeutica.

La scelta di dedicare un evento di tale portata al tema non è casuale. Con sedici milioni di italiani che soffrono di patologie psichiche, e con una carenza crescente di professionisti nel settore, la salute mentale è ormai una priorità che riguarda trasversalmente tutte le fasce d’età. Lo ha ricordato anche Emanuele Pucciarelli, evidenziando come le vulnerabilità possano emergere in qualsiasi fase della vita, "dal grembo materno all’età avanzata", rendendo fragile l’equilibrio psicologico di chi si trova ad affrontare situazioni di stress o traumi.

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