L’anticiclone regge ancora, ma il cedimento pressorio nel weekend porterà piogge al Nordovest

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono giorni, questi, in cui l’Italia sembra aver anticipato i tempi della primavera inoltrata, quasi sfiorando quel prologo d’estate che spesso inganna l’uomo ma non la natura. L’anticiclone di matrice nordafricana, responsabile di questa lunga pausa di stabilità, continua a dominare la scena meteorologica, regalandoci temperature che, per la prima decade di aprile, suonano come una vera e propria anomalia. A Milano e Roma, dove la media delle massime si attesta solitamente attorno ai 17-18 gradi, così come a Palermo, che sfiora i 19-20, oggi i termometri segnano valori che ricordano più la fine di maggio che l’inizio della primavera. Eppure, chi spera che questa bolla di calore si incolli per sempre alle nostre città dovrà fare i conti con i primi, timidi segnali di cambiamento già in arrivo nel corso del weekend.

L’evoluzione, stando alle ultime analisi dei modelli meteorologici, vede un progressivo ma inesorabile indebolimento della struttura anticiclonica. Venerdì 10 e sabato 11 rappresenteranno, di fatto, l’ultima “vampata” di questo clima fuori stagione. Su molte pianure del Nord, complice anche un lieve effetto favonico destinato comunque a esaurirsi in serata, si torneranno a toccare punte di 26-28 gradi, valori che lasceranno spazio a un cielo inizialmente sereno ma che inizierà a mostrare i primi segni di cedimento. Non sarà un cambiamento brusco, intendiamoci, ma chi osserva con attenzione l’orizzonte noterà già un velo lattiginoso offuscare il blu intenso di questi giorni: è la polvere del deserto, quel limo finissimo sollevato dal Sahara, che anticipa l’arrivo di masse d’aria più umide e instabili.

Il primo cedimento: domenica 12 tra Sardegna e Nordovest

Se venerdì e sabato ci terranno ancora incollati alla macchina del condizionatore o alla ricerca di una frescura che in città non c’è, sarà a partire dalla giornata di domenica 12 aprile che lo scenario inizierà a mutare con maggiore decisione. La prima cartina a tingersi di azzurro (quello delle precipitazioni) riguarderà proprio il Nordovest e la Sardegna. Qui, il cedimento pressorio si farà sentire con un graduale aumento della nuvolosità, che nel corso del pomeriggio e soprattutto in serata potrebbe tradursi nelle prime piogge. Un peggioramento, quello di domenica, ancora tutto sommato blando, se paragonato a quanto potrebbe accadere nei giorni seguenti, ma sufficiente a interrompere quella sequenza di fine settimana da ombrellone che ci ha accompagnato fino a oggi.

Lorenzo Tedici, meteorologo che segue con attenzione l’evoluzione per iLMeteo.it, spiega come questo sia solo l’antipasto di un’onda più organizzata. Le correnti più fresche, che inizieranno a incunearsi lungo il versante adriatico già tra sabato e domenica, rappresentano la punta di diamante di una saccatura destinata a ridisegnare il clima sull’Europa meridionale. Per chi ama i dettagli tecnici, si tratta di un classico “attacco” da est, quel tipo di configurazione che in primavera porta spesso piogge battenti sulle regioni adriatiche, ma che stavolta sembra voler colpire con particolare intensità il quadrante occidentale della nostra Penisola.

L’effetto favonico e l’ultimo tepore prima del crollo

Prima di salutare del tutto questo caldo, però, assisteremo a un curioso fenomeno locale. Nella giornata di venerdì, infatti, alcune zone del Nordovest potrebbero sperimentare un temporaneo aumento delle temperature proprio a causa del favonio, quel vento caldo e secco che scende dai rilievi e che spesso, prima di un temporale, regala un’impennata improvvisa della colonnina di mercurio. Si tratterà, come detto, di un fuoco di paglia: le massime torneranno a toccare quota 27 gradi in pianura, salvo poi crollare sensibilmente già dal primo pomeriggio di domenica, quando l’aria fredda prenderà definitivamente il sopravvento.

D’altronde, l’eccezionalità di questa fase calda sta proprio nel confronto con i dati climatologici. Siamo abituati a considerare aprile un mese di transizione, capace di regalare una giornata al parco e quella dopo un improvviso ritorno del cappotto, ma l’intensità di questo anticiclone ha assunto connotati quasi estivi. Per avere un’idea della magnitudo, basti pensare che in alcune aree del Trentino-Alto Adige, protette dai venti e favorite dalla conformazione orografica, si sono registrate escursioni termiche che hanno sfiorato i 25 gradi di differenza tra le minime notturne e le massime diurne.

L’inizio della prossima settimana: il vero cambiamento

Se domenica rappresenta l’avanguardia del peggioramento, è da lunedì 13 aprile che dovremmo assistere al “colpo di scena” più deciso. I meteorologi parlano ormai con crescente convinzione di un vero e proprio crollo termico, che riporterà le temperature su valori prossimi ai 17-18 gradi, cioè esattamente dove dovrebbero essere in questo periodo. Il quadro, per la prossima settimana, sarà quello di una classica variabilità primaverile: piogge sparse alternate a improvvise schiarite, un’umidità decisamente più percepibile e la fine (almeno per qualche giorno) di quelle notti tropicali che ci hanno tenuto svegli con le finestre spalancate.

Insomma, l’anticiclone ha ancora un paio di giornate da giocarsi, ma il suo destino è segnato. Le previsioni indicano con chiarezza un cedimento pressorio che, partendo domenica dalla Sardegna e dal Nordovest, si estenderà rapidamente al resto del Paese. Per chi deve organizzare una scampagnata o un giro in bici, sabato resta probabilmente il giorno migliore; per chi, invece, soffre il caldo anomalo, il sollievo è dietro l’angolo. E con esso, il ritorno di quella pioggia che, in fondo, a questa stagione non può mancare.

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