Il dolore di Alessia Lionello: "Mio fratello Davide è stato ucciso dal male di vivere"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La rete metropolitana di Roma, che solitamente scandisce il ritmo indifferente dei giorni, ha invece fermato il tempo per una famiglia segnata dall'arte e da un lutto improvviso. Davide Lionello, cinquantadue anni, figlio del celebre attore e doppiatore Oreste, scomparso nel 2009, è morto nel pomeriggio del 25 gennaio dopo essere stato investito da un convoglio della linea A, in prossimità della fermata Subaugusta. Le prime indagini, supportate dalle testimonianze, lasciano intendere che si sia trattato di un gesto volontario, compiuto mentre il treno era in arrivo. L'incidente, le cui dinamiche sono ancora al vaglio degli inquirenti, ha causato l'immediata sospensione del servizio per consentire l'intervento dei soccorsi e i rilievi di polizia, necessari a ricostruire con esattezza gli ultimi, tragici momenti.
Una battaglia privata contro la malattia
A parlare, con le parole graffiate di chi ha vissuto in prima linea una lunga guerra d'usura, è stata la sorella Alessia. La donna, raggiunta dai giornalisti, ha dipinto un quadro complesso e straziante degli ultimi anni del fratello, afflitto da una patologia psichiatrica che lo rendeva, nelle sue stesse parole, "impotente". Davide, ha spiegato, era seguito da tempo dalla clinica Villa Mendicini, nel quartiere Alessandrino, e la sua esistenza era regolata da terapie farmacologiche pesanti. "Tutta la famiglia ha combattuto per salvarlo", ha detto Alessia, sottolineando come lei stessa gli sia stata accanto in un'estenuante battaglia per alleggerire quel carico di medicinali, riuscendo a fargli eliminare soltanto un farmaco che gli impediva i movimenti.
Il lavoro, la figlia e il progetto sul padre
Dietro la malattia, che la sorella definisce senza mezzi termini "il male di vivere", c'era un uomo con una vita e una professione. Davide Lionello, padre di una ragazzina di quattordici anni dalla quale era separato, aveva da tempo intrapreso la strada del padre, lavorando nel mondo del cinema e del doppiaggio. Tra i suoi lavori più noti, ai quali aveva prestato la voce con quel mestiere che è anche eredità familiare, ci sono personaggi come Charlie Custer nella serie animata "Holly e Benji" e Chunk ne "I Goonies". Non aveva abbandonato la memoria del genitore, anzi: proprio negli ultimi tempi stava collaborando con Alessia a un docu-film dedicato a Oreste Lionello, in vista del centenario della nascita che sarà celebrato nell'aprile del 2027.
Il vuoto e una ferita aperta
"Davide non voleva morire, non voleva lasciare sua figlia", ha affermato con forza Alessia Lionello, in una dichiarazione che suona come un atto d'accusa verso la malattia piuttosto che una resa. La sua morte, ha aggiunto, è stata l'atto estremo con cui "ha ucciso la sua malattia", contro la quale si sentiva senza difese. Un gesto che la famiglia, sconvolta, considera una "tragedia evitabile", l'epilogo di una sofferenza che le cure non erano riuscite a placare. La notizia ha attraversato con un brivido il mondo dello spettacolo e del doppiaggio, dove il cognome Lionello evoca da decenni professionalità e talento, lasciando ora il segno di un'assenza che va ben oltre la professione.




