Mickey Rourke sfrattato dalla casa di Los Angeles: il giudice dà ragione al proprietario dopo il mancato pagamento dell'affitto
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La vicenda legale che vede coinvolto Mickey Rourke, attore premiato con un Golden Globe e candidato all'Oscar per la sua interpretazione in The Wrestler, si è conclusa con una decisione sfavorevole per il divo settantatreenne. La Corte Superiore della Contea di Los Angeles, come si apprende da documenti acquisiti dagli atti giudiziari e riportati da testate come People e il Los Angeles Times, si è pronunciata lo scorso 9 marzo emettendo una sentenza "in contumacia" contro l'attore. Questo tipo di pronuncia, lo ricordiamo, viene adottata quando una delle parti in causa non risponde alla denuncia depositata o non si presenta in giudizio entro i termini stabiliti dalla legge californiana, un lasso di tempo ben definito che nel caso specifico è trascorso senza che Rourke o un suo legale presentassero alcuna difesa formale. Il giudice ha quindi accolto la richiesta del proprietario dell'immobile, Eric T. Goldie, disponendo la restituzione immediata dell'abitazione – una villetta in stile spagnolo su Drexel Avenue, nel quartiere di Beverly Grove – e dichiarando di fatto nullo il contratto di locazione che legava le due parti, con la conseguente decadenza del diritto di occupazione da parte dell'attore.
I debiti e la disputa sull'abitazione
Il contenzioso tra Rourke e il proprietario di casa affonda le radici nei mancati versamenti dei canoni di locazione, una cifra che, secondo quanto emerge dalla causa depositata a fine dicembre, ammonta a circa sessantamila dollari di affitto arretrato. L'immobile, descritto come un bungalow di circa centocinquanta metri quadri con tre camere da letto, era stato preso in affitto da Rourke nel marzo del 2025 con un canone iniziale di 5.200 dollari mensili, successivamente lievitato fino a 7.000 dollari. Il proprietario, dopo aver notificato all'attore uno sfratto esecutivo con un preavviso di tre giorni per saldare il debito o lasciare l'abitazione – avviso che risale allo scorso dicembre – ha poi sporto denuncia formale, portando il caso in tribunale. L'attore, che aveva già lasciato materialmente la villetta nel mese di gennaio, come testimoniato anche dalla presenza di un furgone per il trasloco, si era pubblicamente pronunciato sulla vicenda, motivi personali legati alle condizioni dell'immobile, dichiarando di essersi rifiutato di pagare l'affitto a causa della presenza di topi e ratti, e per via di problemi strutturali come pavimenti deteriorati e la mancanza d'acqua in alcuni sanitari, problematiche che, a suo dire, erano state sollevate più volte senza ricevere riscontro dal nuovo proprietario, definito dallo stesso Rourke con epiteti poco lusinghieri in un video sui social network.
La campagna di raccolta fondi e l'orgoglio dell'attore
Parallelamente alla disputa giudiziaria, e nelle stesse settimane in cui la situazione abitativa di Rourke precipitava, si era sviluppata una vicenda parallela che ha coinvolto l'immagine pubblica dell'attore. Il suo team di gestione, nella fattispecie la manager Kimberly Hines e un'assistente, avevano lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe con l'obiettivo dichiarato di raccogliere centomila dollari, una somma che avrebbe potuto aiutare la ex star di Nove settimane e ½ a far fronte alle spese arretrate e a trovare una nuova sistemazione. L'iniziativa, partita a gennaio, aveva suscitato una pronta e generosa risposta da parte di circa duemilasettecento fan, i quali avevano donato in pochi giorni una cifra che ha superato i centomila dollari. Tuttavia, la reazione di Rourke, appena venuto a conoscenza della campagna, è stata immediata e veemente: in un video pubblicato sul suo profilo Instagram, l'attore ha definito l'iniziativa "umiliante" e una "truffa", smentendo categoricamente di aver mai autorizzato una raccolta fondi a suo nome e affermando con parole durissime, che qui riportiamo senza gli eccessi lessicali, di non volere e non accettare la "carità" di nessuno, un gesto, questo, che ha messo in luce il suo carattere orgoglioso e la volontà di non apparire bisognoso agli occhi del pubblico, nonostante le oggettive difficoltà economiche che pure devono essere esistite se il contenzioso con il proprietario è arrivato in tribunale.
Le due carriere di una star di Hollywood
La figura di Mickey Rourke, del resto, è sempre stata caratterizzata da una traiettoria artistica e personale assolutamente atipica per gli standard di Hollywood. Divenuto un sex symbol e una delle star più promettenti negli anni Ottanta grazie a pellicole come Rusty il selvaggio e Angel Heart, l'attore aveva poi voltato le spalle al cinema, deluso dai meccanismi dell'industria, per intraprendere una seconda carriera come pugile professionista, sport che gli causò numerosi danni al volto. Il suo ritorno sul grande schermo, nei primi anni Duemila, era stato trionfale: ruoli in film come Sin City e Iron Man 2 lo avevano riportato alla ribalta, ma era stata l'interpretazione di un lottatore in declino in The Wrestler a fargli conquistare la statuetta d'oro ai Golden Globe e una nomination all'Oscar, facendolo percepire dalla critica come un esempio di redenzione artistica. Subito dopo quel successo, e quasi a voler dimostrare una sorta di insofferenza per le regole del sistema, la sua carriera ha ripreso una piega altalenante, con ruoli minori e produzioni di basso profilo, quasi a voler confermare l'incapacità – o forse il rifiuto – di capitalizzare appieno i momenti di grazia. Oggi, mentre i riflettori si accendono nuovamente su di lui non per un film ma per una causa di sfratto, Rourke si trova a fare i conti con un capitolo della sua vita che nulla ha a che vedere con la finzione scenica, ma che conferma la sua indole ribelle e l'orgoglio di un uomo che, come ha ripetuto più volte, preferisce affrontare le difficoltà da solo piuttosto che chiedere una mano, anche quando questa mano gli viene generosamente offerta da migliaia di sconosciuti.




