Mickey Rourke sfrattato dalla casa di Los Angeles, il giudice dà ragione al proprietario

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto Mickey Rourke per la sua casa di Los Angeles si è conclusa con una sentenza che non lascia spazio a repliche, sancendo la restituzione dell’immobile al legittimo proprietario. Il provvedimento, emesso in questi giorni dalla Corte Superiore della Contea di Los Angeles, porta la data del 9 marzo e rappresenta l’epilogo di una querelle che andava avanti da mesi, fatta di notifiche, scadenze ignorate e, sullo sfondo, una rovente disputa sulle condizioni abitative del noto attore settantatreenne. Il giudice, come riportato dalla rivista People e confermato dagli atti depositati, ha emesso una sentenza cosiddetta “in contumacia”: questo significa che Rourke, dopo essere stato regolarmente citato in giudizio dal locatore Eric T. Goldie, non ha presentato alcuna risposta formale né si è costituito in tribunale entro i termini previsti dalla legge californiana, determinando di fatto il decadere del suo diritto alla difesa in quella sede e portando il magistrato ad accogliere integralmente le richieste della controparte.

La procedura legale e l’abbandono dell’immobile

L’azione legale avviata dal proprietario, che in gergo tecnico viene definita come causa per “detenzione illegale” dell’abitazione, era fondata sul mancato pagamento dei canoni di locazione, una cifra che si aggirava intorno ai 60mila dollari di arretrati. Dalla documentazione acquisita agli atti, emerge che il contratto d’affitto per la villetta in stile spagnolo su Drexel Avenue, un’abitazione di circa 150 metri quadrati con tre camere da letto, era stato sottoscritto nel marzo del 2025 prevedendo un canone mensile iniziale di 5.200 dollari, successivamente lievitato fino a quota 7mila. Nonostante la notifica di sfratto ricevuta prima delle festività natalizie – un avviso che intimava di saldare il debito o rilasciare l’immobile entro tre giorni – l’attore non ha ottemperato e, secondo quanto riferito da fonti vicine alla vicenda, aveva già lasciato la proprietà lo scorso gennaio, trasferendo altrove le sue cose e andando a vivere temporaneamente in un hotel di West Hollywood, dove le tariffe per una notte partono da cifre considerevoli. La sentenza definitiva non fa quindi che ratificare uno stato di fatto già in atto, dichiarando risolto il contratto e restituendo la piena disponibilità della casa a Goldie.

Le condizioni della casa e la raccolta fondi contestata

A monte della questione finanziaria, però, vi è una complessa e controversa narrazione che Rourke ha voluto rendere pubblica, spiegando le ragioni profonde del suo comportamento. L’attore, attraverso dichiarazioni rilasciate alla stampa e un video diventato virale sui suoi profili social, ha motivato la sospensione dei pagamenti non con una generica difficoltà economica, ma con il progressivo e inaccettabile degrado in cui versava l’abitazione. Nelle sue parole, la villetta, che per i primi cinque anni non aveva dato problemi, sarebbe diventata invivibile a causa di una gestione sciatta da parte dei nuovi proprietari, due persone che Rourke ha definito senza mezzi termini “pezzi di merda”. L’attore ha elencato una serie di gravi problematiche strutturali: ha parlato di un’infestazione di topi e ratti, di pavimenti marci, di bagni e lavandini senz’acqua corrente e di una manutenzione ordinaria completamente disattesa nonostante le sue ripetute lamentele. “Ho smesso di pagare l’affitto”, ha dichiarato in una nota, “perché le condizioni di vita erano inaccettabili”. Una decisione, quella di trattenere i canoni, che ha definito sofferta ma obbligata, vista l’impossibilità di continuare a pagare per una casa in quello stato dopo innumerevoli tentativi di risolvere la situazione.

Nel mezzo di questa bufera giudiziaria e abitativa si è inserita anche una vicenda parallela che ha ulteriormente infiammato gli animi, ovvero quella di una raccolta fondi online. Una campagna di crowdfunding era stata attivata sulla piattaforma GoFundMe a nome dell’attore con l’obiettivo di raccogliere centomila dollari per aiutarlo a saldare il debito con il padrone di casa e scongiurare lo sfratto. L’iniziativa, partita a gennaio, aveva superato il traguardo delle donazioni, raccogliendo oltre centomila dollari, salvo poi essere pubblicamente e duramente ripudiata da Rourke stesso. L’interprete di The Wrestler è comparso in un video sui social per prendere le distanze da quella che ha definito una “truffa” e una “fregatura”, negando di aver mai autorizzato qualcuno a chiedere soldi per lui e definendo l’intera operazione “umiliante e imbarazzante”. Ha sottolineato di non averne mai avuto bisogno e di non volere “nemmeno un centesimo” da nessuno, arrivando a usare espressioni molto forti per chiarire il suo punto di vista sulla beneficenza. Nonostante la sua reazione, fonti vicine al suo management hanno in seguito confermato che la pagina era stata aperta da una sua assistente personale con l’intenzione di dargli una mano, e che l’attore, dopo la bufera, si sarebbe attivato per fare in modo che le somme versate venissero restituite ai donatori.

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