Netanyahu all'Onu tra delegati in fuga e il messaggio a Times Square

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre a Times Square scorreva la scritta "Welcome Prime Minister Netanyahu", a poche centinaia di metri di distanza, nella sede delle Nazioni Unite, decine di delegati si alzavano dai loro seggi e lasciavano l'aula. È l'immagine più netta di una giornata che ha visto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu arrivare a New York per l'Assemblea Generale dell'Onu e parlare davanti a una sala semivuota, dopo che numerose delegazioni avevano scelto di abbandonare i lavori prima ancora che prendesse la parola.

L'aula che si svuota e la replica del premier

La scena si è ripetuta con precisione: all'annuncio dell'intervento di Netanyahu, i rappresentanti di decine di Paesi hanno lasciato i loro posti, trasformando il dibattito generale in un vuoto visibile. La delegazione palestinese aveva chiesto esplicitamente agli Stati membri di riempire la sala e di uscire collettivamente al momento del discorso.

A quel punto, dal podio, il primo ministro israeliano ha pronunciato una frase che ha fatto il giro delle cronache: "Se ci sono altri codardi morali che non hanno ancora lasciato questa sala, vi prego di farlo ora".

Non è mancata una reazione diretta a chi se ne stava andando. "Difendendo se stesso, Israele difende anche molti dei Paesi i cui delegati hanno appena lasciato questa sala", ha dichiarato Netanyahu, aggiungendo che molti leader lo ringraziano privatamente per aver eliminato il potenziale nucleare iraniano.

Gaza, l'Iran e lo scontro con Mamdani

Il discorso, pronunciato con toni accesi e con il pugno battuto sul podio, ha toccato i temi che da mesi caratterizzano la posizione israeliana. Netanyahu ha respinto le accuse di genocidio a Gaza definendole "la più grande menzogna del secolo" e ha rivendicato l'attacco alle strutture nucleari iraniane come una decisione necessaria. Sul conflitto con Hamas, ha parlato di una battaglia contro "i barbari", mentre i coloni in Cisgiordania sono stati descritti come vicini pacifici vittime della violenza palestinese.

Lo scontro con il sindaco di New York Zohran Mamdani, che nei giorni precedenti lo aveva definito un criminale di guerra e aveva invocato il suo arresto, è stato riportato sul palcoscenico dell'Onu: Netanyahu lo ha attaccato definendolo "antisemita" e sostenendo che da quando è stato eletto molti ebrei non si sentono più sicuri nella città. Mamdani, dal canto suo, aveva già risposto alle accuse definendole false e ricordando che il primo ministro israeliano è destinatario di un mandato di arresto della Corte penale internazionale.

Le proteste fuori dalla sede Onu

Mentre dentro l'Assemblea andava in scena il discorso, all'esterno centinaia di manifestanti si erano radunati davanti alla sede delle Nazioni Unite per protestare contro la presenza di Netanyahu e per esprimere sostegno alla causa palestinese. Applausi, contestazioni e cori pro-Palestina si sono alternati anche all'interno dell'aula durante l'ingresso del premier israeliano.

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