Rafah, tra crisi umanitaria e tensioni geopolitiche
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Redazione Esteri
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L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha espresso preoccupazione per le possibili conseguenze di un'offensiva militare israeliana contro Rafah, nel sud di Gaza. Secondo l'OMS, un'azione del genere potrebbe causare una "catastrofe insondabile" e portare il sistema sanitario dell'enclave sull'orlo del collasso.
La posizione dell'OMS
Richard Peeperkorn, rappresentante dell'OMS per Gaza e Cisgiordania, ha sottolineato che le attività militari in quest'area densamente popolata potrebbero amplificare ulteriormente il disastro umanitario oltre ogni immaginazione.
Il piano di Israele per Rafah
Le Forze di sicurezza israeliane (IDF) hanno progetti per spostare quasi 2 milioni di palestinesi dalla zona di Rafah. I piani sono vari e tutti preoccupanti. L'idea di creare 15 "nuovi" campi per i rifugiati lungo tutta la dorsale della Striscia, come riportato dai media americani, è considerata impensabile. Ogni campo dovrebbe ospitare 120mila persone, equivalenti alla popolazione di Latina in Italia, in una superficie di soli pochi chilometri quadrati.
Il varco di Rafah: un punto chiave
Il varco di Rafah è un confine internazionale che divide l'Egitto e la striscia di Gaza. La sua creazione è il risultato dell'accordo di pace tra Israele e Il Cairo dopo la guerra del 1979. Da quando è scoppiata la nuova guerra tra Israele e Hamas, ormai in corso da oltre 4 mesi con un bilancio complessivo finora di oltre 30.000 morti di cui più di 20.000 donne o bambini, il varco di Rafah è diventato il centro di un autentico intrigo internazionale.




