Michele Bravi torna a Verissimo dopo Sanremo 2026, tra musica e ricordi d’infanzia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il salotto di Silvia Toffanin si apre nel pomeriggio di sabato 7 marzo alla sensibilità artistica di Michele Bravi, reduce dalla sua terza esperienza sul palco dell’Ariston. Il cantautore umbro, che a febbraio ha gareggiato tra i Big con il brano Prima o poi, porta nello studio di Canale 5 non solo il racconto della sua avventura sanremese – conclusasi con un ventiduesimo posto -6-9 – ma anche pezzi di vita privata e ricordi familiari, quelli che da sempre nutrono la sua scrittura. Classe 1994, nato a Città di Castello, Bravi si è avvicinato alla musica da bambino, quando cantava in un coro e muoveva i primi passi con chitarra e pianoforte -1; un percorso che lo avrebbe poi portato a vincere X Factor nel 2013 sotto la guida di Morgan, con un inedito firmato Tiziano Ferro.

Il peso delle radici e lo sguardo sul palco dell’Ariston

C’è un filo rosso che lega la produzione artistica di Bravi alla sua storia personale, ed è un filo che passa inevitabilmente attraverso l’infanzia trascorsa con i nonni in Umbria. «Fondamentalmente sono cresciuto con loro», aveva raccontato in passato, riferendosi a quelle figure che gli hanno trasmesso «un’attitudine nel vivere le cose belle, la difficoltà, con una naturalezza enorme». Una naturalezza che si ritrova nel modo in cui l’artista ha scelto di affrontare anche i passaggi più complessi della sua esistenza, compresa la malattia della nonna Graziella, colpita da Alzheimer. Di quella esperienza Bravi ha fatto un progetto tripartito – una canzone, un cortometraggio con Lino Banfi e un libro illustrato dal Titolo Lo ricordo io per te – per raccontare con gli occhi di un bambino la «nebbia» della demenza e la dolcezza con cui il nonno Luigi cercava di spiegargliela. «Mio nonno mi diceva “guarda che adesso la nonna inizierà a giocare a nascondino e per cercarla ci metteremo un pochino”. Diventava un gioco, ma comunque feroce perché poi la malattia lo sappiamo non ha un lieto fine».

La classifica di Sanremo e la reazione in famiglia

Proprio quella capacità di guardare le cose con occhi diversi, quasi cinematografici, Bravi l’ha applicata anche al suo ritorno sul palco più importante della musica italiana. Prima o poi, il brano presentato a febbraio, nasceva da un approccio narrativo volutamente distante dalle sue precedenti ballate cantautorali. «C’è un approccio molto cinematografico, e la scrittura armonica e lirica del brano segue questa visione», aveva spiegato prima di salire all’Ariston. Un pezzo che, stando a un’analisi condotta con sistemi di intelligenza artificiale da Info Data, risultava addirittura il più «sanremese» in gara per struttura testuale, con un indice di 0,9233 su 1 grazie alla densità delle ripetizioni e ai temi trattati. Al di là dei parametri algoritmici, però, a convincerlo a portare quella canzone al festival era stata una reazione molto più terrena: «Mia madre nella chat di famiglia mi ha detto “finalmente una bella canzone”. Ed ecco che ho detto “è questa”».

Un racconto che continua tra presente e memoria

Oggi, a Verissimo, Bravi si trova dunque a fare i conti con un presente fatto di classifiche e apparizioni televisive, ma anche con un passato che continua a riaffiorare. La scelta di vivere a Roma, città che negli anni è diventata il suo rifugio personale e professionale, non ha cancellato il legame con le origini umbre. E il ricordo dei nonni, in particolare, resta una presenza costante: la capacità di loro di «resistere a tutto», imparata guardandoli affrontare le difficoltà con pragmatismo contadino, gli ha fornito una lente attraverso cui leggere anche gli episodi più drammatici della sua vita. «Quando ho ritrovato la foto del giorno in cui mio nonno volle risposare mia nonna, benché lei fosse già nella malattia, mi sono reso conto che quel pezzo di storia lo potevo raccontare anche con le immagini», ha detto riferendosi al cortometraggio. E in quella foto c’era, per un attimo, il ritorno alla lucidità di una donna che la malattia stava portando via, ma che in quel gesto d’amore aveva ritrovato il senso del presente.

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