Michele Bravi al suo terzo Sanremo con “Prima o poi”: un racconto intimo tra inadeguatezza e ricerca di sé

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sarà un ritorno, quello di Michele Bravi sul palco del Teatro Ariston, che porta con sé il peso e la leggerezza di una maturità artistica ormai consolidata. Il cantautore umbro, classe 1994, si appresta a vivere la sua terza esperienza da concorrente al Festival di Sanremo, presentando un brano dal Titolo “Prima o poi” che si annuncia come uno dei momenti più intensi di questa edizione -1. Dopo il quarto posto del 2017 con “Il diario degli errori” e il decimo del 2022 con “Inverno dei fiori”, Bravi torna all’Ariston con una consapevolezza diversa, maturata anche attraverso le sue incursioni nel cinema e nella letteratura, esperienze che hanno arricchito il suo sguardo sul mondo e sulla narrazione -5. Il nuovo pezzo, di cui firma il testo insieme a Rondine e Gianmarco Grande, non è semplicemente una canzone, ma un vero e proprio monologo interiore che scava nella psicologia di chi si sente costantemente fuori luogo, in bilico tra la memoria di un amore passato e la goffaggine del presente -1-7.

La sostanza del brano e il suo impianto narrativo

“Prima o poi” si distingue per la sua capacità di fotografare, con immagini crude e al contempo poetiche, il senso di smarrimento che segue una rottura. Il testo è disseminato di dettagli quotidiani che diventano simboli di una solitudine più profonda: il disco di Battisti lasciato per terra, il cane che lo annusa cercando un profumo familiare, la settimana passata senza fare i piatti o la spesa -1. Bravi, con il suo timbro vocale inconfondibile, dà voce a una vulnerabilità che non chiede pietà, ma racconta con onestà la fatica di ricostruirsi, alternando momenti di ironia, come quando ammette di ridere da solo guardando le foto, a slanci di disperata lucidità, come nel verso “Il bicchiere è mezzo pieno questa sera solo perché ho bevuto una bottiglia intera” -1. L’andamento musicale, imprevedibile e costruito su una struttura armonica che fonde energia brit pop e respiri sinfonici, sostiene perfettamente questo flusso di coscienza, rendendo l’ascolto un’esperienza quasi cinematografica -1-3.

La cifra stilistica del progetto è stata ulteriormente elevata dalla scelta di affidare la regia del videoclip a Ilenia Pastorelli, al suo esordio nella regia. Lo stesso Bravi ha raccontato come sia stato un esercizio di fiducia lasciare il controllo del suo immaginario a un’altra artista, tanto che dopo aver visto il risultato, tornò in studio per reincidere il brano, sentendo che la “punteggiatura” del testo era cambiata, divenuta più fluida grazie alle immagini -3-6. Un lavoro, questo, che si inserisce in una visione più ampia, dove “Prima o poi” funge da apripista per un nuovo album, atteso prima dell’estate, e per un progetto artistico che abbraccia diverse discipline -3-6.

La macchina sanremese e il legame con il palco

Oltre alla dimensione puramente artistica, la partecipazione di Bravi al Festival ha svelato un curioso retroscena legato alla macchina organizzativa della kermesse. In un video pubblicato sui social, il cantante ha raccontato un’abitudine che pochi conoscevano: la foto del vincitore con il trofeo in mano non viene scattata sul palco nella notte finale, ma mesi prima, solitamente a dicembre -2. Davanti a un telone neutro, tutti i Big in gara vengono invitati a posare con una copia del premio, o per i più scaramantici, come lo stesso Bravi, con un semplice “ciocchetto di legno” che poi verrà sostituito digitalmente con il leone dorato -2-8. Questa strategia, puramente organizzativa, permette agli uffici stampa di pubblicare immediatamente i contenuti al momento della proclamazione, adeguandosi ai ritmi serrati dell’informazione social e garantendo al contempo immagini di alta qualità pronte all’uso -8.

In questa edizione, il legame di Bravi con il palco dell’Ariston si arricchisce anche di una dimensione affettiva e professionale, specialmente in vista della serata delle cover. Per l’occasione, l’artista sarà affiancato da Fiorella Mannoia, con la quale duetterà sulle note di “Domani è un altro giorno”, un classico portato al successo da Ornella Vanoni nel 1971 -1-2. Un brano che, nella sua semplicità, racconta una resistenza dolce e ostinata di fronte alle difficoltà, e che Bravi ha scelto anche per il profondo legame personale con Mannoia, descritta non solo come una collega ma come un’amica, una “persona di casa” con cui condividere il palco in un momento importante -3-6. A dirigere l’orchestra, in un dialogo continuo con la voce di Bravi, ci sarà il maestro Alterisio Paoletti, professionista di fama internazionale che ha collaborato con artisti del calibro di Céline Dion e David Foster, a testimonianza della cura artigianale e della qualità che il cantautore ha voluto per questa sua terza volta in gara -3-6.

Un percorso di maturità artistica

Guardando al percorso di Bravi, emerge la figura di un interprete che ha saputo evolversi senza mai tradire la propria sensibilità. Dopo la vittoria a X Factor nel 2013, la sua strada si è intrecciata indissolubilmente con Sanremo, prima con la doppia certificazione di platino per “Il diario degli errori”, poi con l’esperienza più raccolta di “Inverno dei fiori” -5-7. Ma è forse nel mezzo, tra un Festival e l’altro, che l’artista ha costruito le fondamenta del suo linguaggio attuale: la pubblicazione del romanzo “Nella vita degli altri”, le partecipazioni ai film di Carolina Cavalli e Saverio Costanzo presentati alla Mostra del Cinema di Venezia, e il recente progetto multidisciplinare “Lo ricordo io per te” hanno ampliato il suo vocabolario espressivo, permettendogli di tornare alla musica con una cassetta degli attrezzi più ricca e sfumata -5-10. Non è un caso, quindi, che “Prima o poi” venga descritta come l’inizio di un nuovo capitolo, un brano concepito per il live, pensato per lo spettacolo, dove l’orchestra non fa da tappeto ma dialoga, e la voce si fa racconto -6. Un racconto che, attraverso la lente dell’inadeguatezza e del sentirsi fuori posto, cerca di restituire dignità poetica a quelle imperfezioni che ci rendono umani.

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