Michele Bravi e quel “Prima o poi” dal taglio cinematografico: la sua terza volta a Sanremo è un monologo sull’inadeguatezza

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sessantasei anni e non sentirli, verrebbe da dire, ma per il cantautore umbro Michele Bravi quella che prende il via stasera sul palco dell’Ariston rappresenta la terza partecipazione in gara, e l’approccio con cui ha scelto di affrontare il Festival di Sanremo 2026 è radicalmente diverso rispetto al passato. Il brano che porta in concorso, intitolato “Prima o poi”, si presenta come una ballata che fonde l’energia del brit pop con un respiri sinfonici, e gli autori, che rispondono ai nomi di Rondine e Gianmarco Grande assieme allo stesso interprete, hanno cesellato un testo che viaggia su una costruzione armonica volutamente incalzante, dove le scale maggiori e quelle minori si alternano con passaggi bruschi, e del resto la cifra stilistica di Bravi è sempre stata quella di raccontare le fragilità umane senza infingimenti. Il pezzo, come lui stesso ha avuto modo di spiegare in diverse interviste rilasciate nei giorni precedenti alla kermesse, nasce da una visione quasi teatrale della musica, lontana anni luce da quel mondo della ballata cantautorale più classica e rassicurante che aveva contraddistinto le sue precedenti esperienze alla rassegna, quella del 2017 quando presentò “Il diario degli errori” e quella del 2022 con “Inverno dei fiori”. Stavolta, ha confessato il diretto interessato, la scrittura è scaturita da una scintilla differente, e l’immaginario che ne deriva è marcatamente cinematografico, tanto da aver convinto l’attrice Ilenia Pastorelli a cimentarsi per la prima volta con la regia del videoclip ufficiale, un dettaglio non da poco che testimonia quanto l’artista di Città di Castello tenga a circondarsi di professionisti capaci di interpretare la sua musica con sguardo inedito.

Il testo e quel senso di straniamento quotidiano

Analizzando le liriche di “Prima o poi”, ciò che colpisce è la capacità di Michele Bravi di posare uno sguardo, tenero ma al contempo disincantato, su tutte quelle persone che almeno una volta nella vita si sono sentite inadeguate e fuori posto, magari ritrovandosi letteralmente “bagnato sotto la pioggia” senza nemmemorare quale sia il citofono giusto a cui suonare.

È un dettaglio minuscolo, quasi insignificante, eppure diventa il simbolo di una solitudine ben più profonda e radicata, e il testo scorre via attraverso immagini frammentate ma incredibilmente precise, come quando descrive l’ambiente domestico ridotto in uno stato di totale abbandono, con i piatti che non si lavano da una settimana e il disco di Battisti ancora lì per terra, mentre il cane lo annusa quasi fosse in cerca di qualcuno che non c’è più.

La mancanza di un rapporto, di cui non si accetta la conclusione, viene restituita all’ascoltatore non attraverso un addio struggente e patetico, bensì con ingenue proiezioni rivolte al partner ormai lontano, quel “dovresti vergognarti che dopo anni non la smetti di mancarmi” che suona come un rimprovero sussurrato a sé stessi prima ancora che all’altro.

E nel dipanarsi del racconto, che dalla stanza si sposta all’esterno, il protagonista finisce per ritrovarsi sotto la casa di quell’amore perduto, ma ecco che il tempo subentra come elemento centrale della narrazione, perché ne è passato fin troppo per ricordare con certezza chi quella persona sia davvero diventata, nonostante la speranza, testarda, continui a riaffiorare nei piccoli gesti di ogni giorno.

La scoperta in ritardo e il retroscena della foto con il premio

Un aspetto curioso che riguarda la partecipazione di Bravi a questa edizione del Festival è legato alle modalità con cui ha appreso di essere stato selezionato tra i trenta big in gara, e non si tratta di una banalità da retroscena, ma di un fatto che dice molto sulla sua vita in questo periodo.

Il cantante, come ha raccontato lui stesso, si trovava ad Haiti, in una zona talmente sperduta tra i boschi da essere totalmente priva di segnale telefonico e di qualsiasi possibilità di connessione, e quando Carlo Conti ha annunciato i nomi dei partecipanti in diretta, lui non ne sapeva assolutamente nulla.

Ci sono voluti tre giorni prima che potesse scoprire di essere ufficialmente in gara, un paradosso temporale che rende l’idea di quanto a volte le notizie viaggino su binari paralleli rispetto alla vita reale delle persone.

Ma non è l’unico retroscena degno di nota, perché lo stesso Bravi, con quel suo accento romanesco che sui social gli regala sempre un tocco di spontaneità in più, ha svelato un meccanismo curioso che regola l’organizzazione della kermesse ligure: le fotografie ufficiali del vincitore con la statuetta vengono infatti scattate con mesi di anticipo, solitamente attorno a dicembre, per mere esigenze di tempismo mediatico, e agli artisti viene data la possibilità di scegliere se posare con il premio autentico oppure con un anonimo “ciocchetto di legno” per i più superstiziosi.

Lui, ovviamente, ha optato per il legno, e chissà che quella scelta scaramantica non porti fortuna a un brano che, stando ai primi indicatori chiamati “indice di sanremesità” elaborati da InfoData, risulta essere il più sanremese dell’intera compilation, quello con il maggior tasso di riconoscibilità e aderenza ai canoni che hanno fatto la storia della manifestazione.

L’orchestra in dialogo e il duetto con Fiorella Mannoia

A dare e spessore a “Prima o poi” sul palco dell’Ariston ci sarà la direzione del maestro Alterisio Paoletti, un’eccellenza italiana che pochi conoscono ma che vanta collaborazioni con mostri sacri della musica internazionale come Céline Dion e David Foster, e Bravi sottolinea con orgoglio che, grazie a questo sodalizio artistico, l’orchestra non si limiterà a fare da semplice tappeto sonoro, ma instaurerà un vero e proprio dialogo continuo con la sua voce, quasi fosse un duetto tra parti uguali.

E a proposito di duetti, la serata delle cover vedrà Bravi condividere il palco con Fiorella Mannoia, un’artista che il cantautore umbro descrive come un “pezzettino del suo cuore”, qualcuno che ammirava professionalmente e che poi, conoscendola di persona, ha scoperto piacergli addirittura di più per il cinismo e il senso del grottesco che condividono.

Insieme interpreteranno “Domani è un altro giorno”, il celebre brano portato al successo da Ornella Vanoni nel 1971, una canzone che non alza mai la voce ma che possiede la forza silenziosa di tenerti in piedi anche quando tutto sembra fermo, una scelta che calza a pennello con la poetica di Bravi, da sempre attento alle sfumature e a quelle emozioni che si annidano negli interstizi dell’anima.

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