L'oro supera i 3.500 dollari, poi frena: il mercato frena sull’attesa dei dati Usa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
L’oro, trainato da un dollaro in affanno e dalla crescente convinzione che la Federal Reserve sia ormai prossima a un taglio dei tassi d’interesse a settembre, ha infranto ogni record sfondando per la prima volta la soglia psicologica dei 3.500 dollari l’oncia. Un balzo storico, quello del metallo giallo, che ha toccato il suo apice a 3.508,73 dollari nel contratto spot, superando così il precedente picco registrato nello scorso mese di aprile, per poi attestarsi su valori leggermente più contenuti, intorno ai 3.492 dollari. Parallelamente, i future, che pure avevano raggiunto i 3.563,40 dollari, mostrano un’analoga correzione scendendo a 3.520 dollari.
Questa impennata, che alcuni analisti considerano inevitabile data la congiuntura economica internazionale, è alimentata principalmente dalle attese di una politica monetaria statunitense più accomodante. La domanda di beni rifugio, tra i quali l’oro primeggia per tradizione, viene infatti sostenuta dalla prospettiva di un allentamento del costo del denaro, il quale, rendendo meno appetibili le attività finanziarie denominate in dollaro, spinge gli investitori verso asset tangibili.
L’attenzione degli operatori è ora catalizzata dall’imminente pubblicazione, prevista per venerdì, di un rapporto chiave sull’occupazione negli Stati Uniti. Quel dato, che si preannuncia cruciale, potrebbe infatti confermare l’ipotesi di un mercato del lavoro in fase di raffreddamento, offrendo alla Fed l’ultimo pezzo mancante per giustificare e avviare la tanto attesa manovra di riduzione dei tassi, la quale, a sua volta, continuerebbe a sostenere le quotazioni del metallo.




