Europa unita sì al riarmo, ma l’Ungheria frena sull’Ucraina
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Redazione Interno
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I 27 Paesi dell’Unione europea hanno votato all’unanimità il piano di riarmo proposto dalla commissaria Ursula von der Leyen, un progetto ambizioso che prevede investimenti fino a 800 miliardi di euro per potenziare la Difesa comune. Tuttavia, nonostante l’apparente unità, l’Ungheria – da sempre vicina alla Russia – ha posto un freno al sostegno diretto a Kiev, creando una frattura che rischia di indebolire la posizione negoziale dell’Ucraina.
La dichiarazione a 26, che esclude Budapest, ribadisce il sostegno all’integrità territoriale e alla sovranità ucraina, garantendo a Kiev un appoggio politico che potrebbe rivelarsi cruciale in vista di eventuali trattative con Mosca. Questo passo arriva in un momento delicato, segnato dalla decisione degli Stati Uniti di interrompere il flusso di armamenti e informazioni di intelligence all’Ucraina, una mossa che, di fatto, rafforza la posizione della Russia.
Il piano ReArm Europe, approvato il 6 marzo durante un Consiglio straordinario a Bruxelles, rappresenta una svolta storica per l’UE, che si trova a dover affrontare una realtà geopolitica sempre più instabile. L’annuncio di von der Leyen, avvenuto il 4 marzo, non è casuale: coincide con il ridimensionamento del ruolo americano nel conflitto ucraino, lasciando l’Europa con l’onere di assumersi maggiori responsabilità in materia di sicurezza.
Tuttavia, il progetto non convince tutti. C’è chi, come Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico italiano, critica apertamente la proposta, trovandosi però isolata all’interno del Partito Socialista Europeo (PSE). Durante il pre-vertice del PSE, Schlein è stata relegata a parlare in coda, dopo che i leader di spicco – tra cui Pedro Sanchez, Raphaël Glucksmann e António Costa – avevano già lasciato la sala. Nessuno si è preoccupato di replicare alle sue obiezioni, che ribadivano le critiche del PD al piano di von der Leyen e la volontà di modificarne alcuni aspetti.
La questione solleva interrogativi non solo politici, ma anche economici. Con un investimento così massiccio nel riarmo, c’è il rischio che vengano trascurati altri settori cruciali, come il welfare e la stabilità finanziaria. La deroga alle regole di bilancio, necessaria per finanziare il progetto, potrebbe aprire la strada a scelte discutibili, mettendo a rischio l’equilibrio economico dell’Unione.




