Gli Usa bloccano la dichiarazione del G7 sull’Ucraina, Zelensky chiede pressioni su Mosca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il vertice del G7 in Canada volgeva al termine, un funzionario canadese, rimasto anonimo, ha rivelato che gli Stati Uniti hanno impedito l’adozione di una dichiarazione congiunta "forte" contro la Russia, preferendo mantenere margine di trattativa. «Praticamente nessuna dichiarazione perché gli americani volevano annacquarla», ha affermato la fonte, sottolineando come gli altri sei membri avessero concordato su un linguaggio più netto, ma l’opposizione di Washington abbia reso impossibile il compromesso.

Secondo Volodymyr Fesenko, direttore del centro studi politici “Penta”, la posizione di Trump segna una frattura nella tradizionale unità dei Paesi democratici. «Per la prima volta da anni non è stato adottato un documento conclusivo», ha osservato, aggiungendo che la divergenza non riguarda solo l’Ucraina ma riflette una strategia più ampia. L’assenza di un bilaterale tra Trump e Zelensky, unita alla partenza anticipata del presidente Usa, ha lasciato Kiev con poche speranze di sostegno immediato, spingendo l’Ucraina a cercare appoggio principalmente in Europa.

Proprio Zelensky, presente nella seconda giornata del summit, ha rinnovato l’appello ai leader del G7 per intensificare la pressione su Mosca, mentre il Canada annunciava nuove sanzioni. Tuttavia, l’incontro ristretto previsto con Macron, Meloni, Merz e Starmer è saltato, ulteriore segnale di un vertice frammentato. Intanto, a Kiev, un nuovo attacco russo ha provocato vittime, ricordando la brutalità del conflitto che prosegue senza tregua.

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