La fretta di Rubio sull’Ucraina e il cerino lasciato agli europei
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Redazione Esteri
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Nel vertice di Parigi organizzato da Emmanuel Macron, giovedì 17 aprile, gli Stati Uniti avrebbero presentato agli alleati un piano per la pace in Ucraina basato su tre punti fondamentali: il riconoscimento dei territori attualmente occupati dalla Russia, un alleggerimento delle sanzioni in caso di tregua effettiva e l’esclusione di Kiev dall’adesione alla Nato. Una proposta che, se confermata, segnerebbe una svolta nella strategia occidentale, spostando l’onere della mediazione sugli europei mentre Washington sembra volersi defilare.
A confermare questa linea è stata la dichiarazione del segretario di Stato americano Marco Rubio, il quale ha lanciato un ultimatum poco velato: senza progressi immediati verso un accordo, gli Stati Uniti potrebbero abbandonare gli sforzi diplomatici. "Dobbiamo decidere nei prossimi giorni se la pace è fattibile o meno", ha affermato, lasciando intendere che altre priorità potrebbero presto prendere il sopravvento. Un messaggio che, al di là delle parole rassicuranti scambiate tra il vicepresidente J.D. Vance e Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, tradisce una crescente impazienza da parte di Washington.
La posizione americana, del resto, riflette l’incertezza che domina il dossier ucraino. Mentre Mosca continua a respingere qualsiasi ipotesi di ritiro, Kiev si trova stretta tra la necessità di resistere militarmente e la pressione internazionale per trovare una soluzione negoziata. E se l’Europa prova a mantenere un ruolo attivo, la minaccia di un disimpegno statunitense rischia di lasciare gli alleati senza una regia condivisa.




