Rubio sugli Usa e la guerra in Ucraina: "Se non si chiude, voltiamo pagina"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   "Non è la nostra guerra. Non l’abbiamo iniziata noi. Gli Stati Uniti hanno aiutato l’Ucraina negli ultimi tre anni e vogliamo che finisca, ma non è la nostra guerra". Con queste parole, pronunciate a Parigi prima di lasciare la capitale francese, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha delineato una posizione che potrebbe segnare una svolta nel conflitto tra Russia e Ucraina. Un messaggio chiaro, che arriva dopo mesi di mediazioni infruttuose e mentre la Casa Bianca valuta se abbandonare gli sforzi diplomatici.

Nel vertice organizzato da Emmanuel Macron giovedì 17 aprile, gli Stati Uniti avrebbero presentato agli alleati un piano in tre punti per raggiungere una pace, seppur controverso. Il primo prevede il riconoscimento dei territori attualmente occupati dalla Russia, il secondo un allentamento delle sanzioni in caso di tregua effettiva, mentre il terzo esclude categoricamente l’adesione dell’Ucraina alla Nato. Una proposta che, se da un lato potrebbe aprire una via d’uscita, dall’altro rischia di lasciare Kiev in una posizione di fragilità.

Intanto, il vicepresidente americano J.D. Vance, durante l’incontro con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, ha espresso ottimismo sulla possibilità di chiudere quella che ha definito una "guerra brutale". Ma le parole di Rubio sembrano smorzare ogni entusiasmo: "Dobbiamo decidere nei prossimi giorni se la pace è fattibile o meno", ha ribadito, sottolineando come gli Usa abbiano "altre priorità". Un’ammissione che lascia intendere come Washington, dopo anni di sostegno militare e politico a Kiev, stia valutando un disimpegno progressivo.

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