La Casa Bianca minaccia di lasciare i negoziati sull’Ucraina: pressione o resa dei conti?

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’ultimatum lanciato dagli Stati Uniti, attraverso le parole del segretario di Stato Marco Rubio, non ammette ambiguità. Dopo il vertice al Quai d’Orsay di Parigi, dove si è discusso della guerra in Ucraina, Washington ha fatto intendere che la pazienza sta per esaurirsi. «Non continueremo con questo sforzo per settimane e mesi», ha dichiarato Rubio, lasciando trapelare una frustrazione che va oltre la tattica diplomatica. Quella che fino a ieri era una minaccia velata è diventata un’opzione concreta: gli Usa potrebbero abbandonare il tavolo delle trattative se Mosca non mostrerà «movimento» entro pochi giorni.

Il Cremlino, dal canto suo, ha già replicato definendo «scaduta» la tregua, mentre Rubio ha ribadito con toni asciutti che «non è la nostra guerra». Una frase che suona come un disimpegno progressivo, sebbene il segretario di Stato abbia precisato di aver illustrato agli alleati europei e alla delegazione ucraina i «contorni di una pace duratura». Ma il messaggio è chiaro: senza una risposta russa, Washington è pronta a voltare pagina.

Non è un caso che, a margine del vertice, Rubio abbia avuto una telefonata con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Sebbene i dettagli non siano stati resi pubblici, fonti del Dipartimento di Stato hanno riferito che il capo della diplomazia americana ha ribadito a Mosca lo stesso avvertimento consegnato agli europei. «Il presidente Trump e gli Stati Uniti vogliono che questa guerra finisca», hanno precisato i portavoce, sottolineando però che l’iniziativa ora spetta al Cremlino.

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