I leader Ue chiedono il cessate il fuoco a Gaza, Orbán frena sull’Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Competitività, Medio Oriente e sostegno a Kiev hanno dominato l’agenda del Consiglio europeo riunitosi giovedì a Bruxelles, dove i Ventisette hanno trovato un’intesa sulla necessità di un immediato stop alle ostilità nella Striscia di Gaza e sulla liberazione degli ostaggi. Antonio Costa, presidente del Consiglio Ue, ha definito "un passo importante" la tregua tra Israele e Iran, sottolineando come ora serva "un’efficace diplomazia" per consolidare la stabilità regionale.

Nelle conclusioni approvate all’unanimità – fatta eccezione per la posizione di Budapest sull’Ucraina – il vertice ha condannato senza mezzi termini la crisi umanitaria a Gaza, definendo "inaccettabile" il bilancio di vittime civili e l’emergenza fame, mentre si è rivolto a Israele con l’invito a rimuovere il blocco sull’enclave palestinese. "Il cessate il fuoco deve portare alla fine permanente delle ostilità", si legge nel testo, che insiste sul rilascio incondizionato di tutti i prigionieri.

Sul fronte ucraino, però, le divisioni sono emerse con nettezza. Viktor Orbán, primo ministro ungherese, ha opposto il suo veto all’avvio formale dei negoziati per l’adesione di Kiev, costringendo gli altri leader a procedere con una dichiarazione a 26. Una mossa che riflette le tensioni già emerse in passato sulle sanzioni alla Russia e sui fondi europei destinati a sostegno militare e ricostruzione.

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