L’Ue si riarma, ma Orban frena sul sostegno all’Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Bruxelles – L’Unione europea ha deciso di accelerare sul riarmo, trovando un’intesa generale sulla necessità di rafforzare la difesa comune. Un passo significativo, che però nasconde una frattura profonda quando si tratta di Ucraina. Viktor Orbán, il premier ungherese, ha messo il veto sulle conclusioni del Consiglio europeo relative al sostegno a Kiev, pur concordando sul piano di riarmo continentale. Una mossa che conferma il suo isolamento crescente all’interno dell’Ue, ma che non ha impedito agli altri leader di andare avanti.

Il vertice, definito dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen come «esistenziale» per il futuro dell’Unione, ha visto la presenza di Volodymyr Zelensky, accolto con rispetto e senza i toni polemici che avevano caratterizzato la sua recente visita alla Casa Bianca. Il presidente ucraino, in tuta militare, ha ribadito la necessità di un sostegno concreto, chiedendo non solo aiuti finanziari ma anche contingenti armati. Una richiesta che, sebbene non sia stata esaudita, ha trovato ascolto tra i leader europei, con l’eccezione di Orbán.

Il nodo principale resta il capitolo Ucraina. I cinque principi cardine proposti – tra cui la difesa della sovranità del Paese e la necessità di garanzie di sicurezza solide per qualsiasi accordo di pace – sono stati bloccati dal veto ungherese. Orbán, che da tempo mantiene una posizione filorussa, ha puntato i piedi, rifiutandosi di avallare un testo che, a suo dire, avrebbe potuto compromettere i rapporti con Mosca. Una scelta che lo ha ulteriormente isolato, ma che non ha impedito agli altri Stati membri di procedere su una linea comune.

Il piano di riarmo, invece, ha trovato il consenso unanime. L’Europa, di fronte alla minaccia russa e alle incertezze della politica americana, ha deciso di prendere in mano il proprio destino. Un segnale forte, che però non cancella le divisioni interne. La presenza di Zelensky ha ricordato a tutti che, al di là delle parole, servono fatti concreti. E mentre l’Ungheria si distacca, il resto dell’Unione prova a tenere unito un fronte sempre più complesso.

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