L'inflazione rallenta a novembre, ma il carrello della spesa continua a pesare

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’inflazione italiana, dopo mesi di pressioni persistenti, mostra finalmente un segnale di deciso affievolimento. A novembre, stando ai dati diffusi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha infatti registrato una variazione negativa dello 0,2% rispetto al mese di ottobre, mentre su base tendenziale, cioè rispetto allo stesso periodo del 2024, l’aumento si è attestato all’1,1%. Questo dato, rivisto al ribasso rispetto alle stime preliminari che indicavano un +1,2%, rappresenta il livello più basso osservato dallo scorso gennaio, configurando così un quadro di progressivo ma faticoso raffreddamento dei rincari. La lieve decelerazione, che interrompe una fase di grande volatilità, si deve in larga parte al rallentamento, su base annua, dei prezzi in settori chiave della spesa quotidiana, una dinamica che, seppur incoraggiante, non restituisce ancora una normalità nei listini.

Il freno arriva dagli alimentari e dai servizi

La frenata dell’inflazione, che pure appare generalizzata, non riguarda tutte le voci di spesa in maniera uniforme. L’Istat segnala, in particolare, un calo significativo nei tassi di crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti, di quelli ricreativi e culturali e di quelli per la cura della persona. Ma è soprattutto il comparto degli Alimentari, sia lavorati che non, a trainare la discesa: l’intera categoria, infatti, scende sotto la soglia dell’1,8% su base annua, dopo aver toccato punte ben superiori al 2%, mentre i prezzi dei beni alimentari, per la casa e la persona nel loro insieme rallentano all’1,5%. Si tratta di una svolta attesa, che tuttavia non cancella l’erosione del potere d’acquisto accumulata negli anni precedenti, lasciando molte famiglie in una condizione di sostanziale stallo economico.

Il paradosso romano: un sollievo solo statistico

Il quadro nazionale trova una sua peculiare declinazione nella capitale, dove i dati raccontano un paradosso tangibile. Roma, infatti, a novembre risulta leggermente meno cara rispetto al mese precedente, con un calo mensile dello 0,8% che supera la media nazionale. Tuttavia, il confronto con l’anno passato segna ancora un aumento dell’1,1%, il che significa che, nonostante il miglioramento congiunturale, la città resta più costosa di quanto non fosse dodici mesi fa. Questo fenomeno delinea una timida ripresa più statistica che reale, un sollievo che, complici i rincari stratificati nel tempo, fatica a tradursi in un beneficio concreto e percepibile per i bilanci domestici, i quali continuano a registrare un aumento complessivo della spesa annua.

Un percorso accidentato verso la stabilizzazione

La discesa dell’inflazione verso l’obiettivo, sebbene costituisca un elemento positivo per la politica economica, non equivale a un ritorno ai prezzi precedenti alle crisi energetiche e geopolitiche. Il rallentamento dei rincari, per quanto apprezzabile, si inserisce in un contesto di prezzi di partenza ormai strutturalmente più elevati, che hanno modificato le abitudini di consumo e imposto scelte di razionalizzazione alle famiglie. La progressiva stabilizzazione, inoltre, deve fare i conti con l’incertezza di scenari internazionali complessi, tra cui le politiche commerciali dell’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, che possono introdurre nuovi elementi di volatilità. Resta, quindi, un cammino accidentato, dove la semplice decelerazione non basta a compensare le perdite subite.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.