La tragedia di Paolo e il grido contro il bullismo che la scuola non ha ascoltato
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un quindicenne della provincia di Latina, Paolo Mendico, si è tolto la vita, schiacciato da una sofferenza che i suoi stessi genitori avevano denunciato, invano, alla scuola di appartenenza. La sua morte, un gesto estremo che spezza il fiato e lascia un vuoto incommensurabile, riaccende i riflettori su un fenomeno, quello del bullismo, che continua a mietere vittime nell’indifferenza e nell’incapacità di molti di farsi carico del dolore altrui. Quella di Paolo non è una storia isolata, come dimostrano le numerose testimonianze di altri genitori che, sui social network, raccontano di aver chiesto aiuto agli istituti senza mai ricevere una risposta concreta.
La drammatica vicenda, oltre a porre interrogativi spinosi sulle responsabilità del sistema scolastico, diventa il caso simbolo di una riflessione più ampia sull’identità maschile. A parlare è Giacomo Zani, presidente dell’associazione no-profit Mica Macho, la quale – dal 2020 – si propone di «ripensare il maschile». Secondo Zani, classe 1996, la tragedia di Paolo è la conseguenza di un’identità maschile tossica, caratterizzata da una profonda mancanza di empatia di genere e dall’assenza di fratellanza.
Il vulnus della questione, spiega Zani il cui gruppo organizza a Milano il festival "Hey Man", risiede in un pensiero binario e rigido per cui «se non sei uomo sei necessariamente e senza dubbio donna». Un’ottica che non ammette sfumature e che, di fatto, emargina chiunque non vi si conformi, lasciandolo solo a combattere battaglie impari. È in questo contesto che il bullismo trova il suo terreno più fertile, alimentato da stereotipi che la collettività fatica a scardinare.




