Il bullismo che uccide: la tragedia di Paolo e l’indagine della procura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La famiglia di Paolo, il quindicenne di Santi Cosma e Damiano che si è tolto la vita alla vigilia del rientro in classe, aveva denunciato più volte le vessazioni subite dal ragazzo. Una denuncia formale ai carabinieri e quindici segnalazioni, secondo quanto ricostruito, erano state inoltrate per segnalare gli episodi di bullismo di cui era vittima da parte di un gruppo di compagni. Tentativi di proteggerlo, tutti caduti nel vuoto, da quella persecuzione che il giovane, descritto da chi lo conosceva come “un bravo ragazzo, molto riservato, sembrava d’altri tempi”, non è riuscito a sopportare oltre.

Nella sua cameretta, due ore prima di un appuntamento che temeva profondamente, il ritorno a scuola, Paolo ha deciso di impiccarsi. Un gesto estremo che ha prostrato la sua famiglia e gettato nello sgomento il paese in provincia di Latina, dove qualcuno ha depositato mazzi di fiori bianchi in suo ricordo. I genitori, Giuseppe Mendico e Simonetta La Marra, seduti nella cucina di casa, circondati dai suoi ricordi – come la foto in cui suona il basso – rivelano il tormento di non riuscire più a varcare la soglia della stanza del figlio.

La madre accusa senza mezzi termini la scuola, sostenendo che l’istituto fosse a conoscenza degli episodi e non abbia intrapreso le azioni necessarie a fermarli. “Lo chiamavano Paoletta”, ha raccontato, sottolineando come le angherie fossero motivate da quella sua natura “fragile, sensibile, diligente” che lo rendeva un bersaglio. Il fratello maggiore, a sua volta, non ha dubbi: “Si è ucciso per il bullismo”.

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