Lory Del Santo a processo per diffamazione, dopo le accuse a Sergio Leone

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La memoria di un regista che ha fatto la storia del cinema e le dichiarazioni pubbliche di un’attrice, diventate ora oggetto di scrutinio legale, si intrecciano in un’aula di tribunale. Lory Del Santo, personaggio televisivo e icona degli anni ottanta, è stata formalmente iscritta nel registro degli indagati, con l’accusa di diffamazione aggravata, per le parole spese contro Sergio Leone, il creatore visionario di “C’era una volta in America” e della trilogia del dollaro, scomparso nel 1989. La vicenda giudiziaria, che avrà il suo prologo in primavera dinanzi al tribunale di Roma, prende le mosse da due precise interviste televisive rilasciate dalla showgirl nel corso del 2024, nelle quali ella ha narrato un episodio, riferito ai primi anni ottanta, di presunte avances subite nella residenza privata del cineasta.

Le dichiarazioni e la querela

Durante la partecipazione al programma “La volta buona”, trasmesso da Rai Uno, e in un successivo intervento nella trasmissione “Le Iene”, Del Santo ha infatti rievocato, con toni asciutti e senza mezzi termini, un incontro professionale che sarebbe rapidamente degenerato. Secondo il suo racconto, il regista, allora impegnato nella lavorazione del suo ultimo, monumentale capolavoro, l’avrebbe ricevuta in casa presentandosi in uno stato di totale nudità, un gesto che l’attrice ha interpretato, e così descritto in video, come una molestia. Quelle affermazioni, diffuse su reti nazionali e quindi potenzialmente lesive della reputazione, hanno spinto la figlia del regista, Francesca Leone, a presentare una querela per tutelare l’immagine paterna, azione che ha dato concretezza processuale a una controversia altrimenti confinata nel dibattito pubblico.

La difesa della memoria

«Difendo Sergio Leone come figlia: non difendo il mito, ma mio padre, accusato senza prove da una donna che cerca solo visibilità». Con queste parole, nette e cariche di risentimento, Francesca Leone ha rotto un silenzio durato mesi, chiarendo le motivazioni che l’hanno portata a costituirsi parte civile. La sua posizione, che trascende la volontà di preservare un’eredità artistica universalmente riconosciuta, punta il dito sull’assenza di elementi fattuali a sostegno della tesi accusatoria e sulle circostanze temporali, considerate da molti quanto meno singolari, visto il lasso di tempo intercorso dai fatti narrati. Un aspetto, quest’ultimo, che la legge italiana valuta proprio ai fini della condanna per il reato di diffamazione, il cui procedimento si è avviato nonostante la presunta vittima delle molestie non sia più in vita da decenni.

Il quadro giudiziario

L’iter giudiziario, che vedrà coinvolta anche la conduttrice Caterina Balivo – chiamata in causa nel suo ruolo di intervistatrice durante la puntata de “Le Iene” – si annuncia dunque complesso e delicato, destinato a sollevare questioni non solo legali ma anche di sensibilità collettiva. Il tribunale dovrà accertare, al di là della veridicità storica dell’episodio descritto, se le modalità e la portata della diffusione di quelle dichiarazioni abbiano effettivamente oltrepassato il limite del lecito, ledendo in maniera ingiusta l’onore e il decoro di una figura pubblica. Il caso, per molti versi emblematico di un’epoca in cui i racconti personali trovano un megafono potentissimo nei media, si appresta a scrivere un nuovo capitolo, questa volta tra codici e sentenze, di una storia che unisce cinema, cronaca e diritto.

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