Tassa da 2 euro sui pacchi online: la stangata arriva da Bruxelles
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Redazione Interno
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Per chi è abituato a fare acquisti sui portali di e-commerce globali, in particolare quelli che propongono merce a bassissimo costo, l'orizzonte si fa improvvisamente più caro e complesso. Dopo mesi di dibattiti e proposte nazionali, è l'Unione europea a muoversi con una decisione che segna una svolta, varando una tassa fissa da tre euro sui cosiddetti "mini-pacchi". La misura, che entrerà in vigore a partire da luglio del 2026, colpirà tutte le spedizioni di valore inferiore ai 150 euro in arrivo da Paesi extra Ue, accelerando di fatto un percorso che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto concludersi non prima del 2028.
Il percorso accidentato verso la tassazione
L'idea di imporre un balzello sulle importazioni di piccolo valore, come si evince dalle cronache delle ultime settimane, non è affatto nata a livello comunitario. Diversi governi, tra cui quello italiano, avevano infatti studiato l'introduzione di un contributo di due euro proprio per riequilibrare, a loro dire, il mercato e colpire in particolare il travolgente e-commerce cinese. Una simile iniziativa, tuttavia, si sarebbe presto scontrata con il parere contrario di Bruxelles, la quale l'avrebbe giudicata illegittima perché equiparabile a un dazio doganale, di competenza esclusiva dell'Unione. Il braccio di ferro, particolarmente aspro tra le autorità francesi e la piattaforma Shein, ha poi agito da catalizzatore, spingendo la Commissione a bruciare le tappe e a legiferare in materia con una visione unitaria, pur ribadendo che la norma non ha una natura "anticinese".
Oltre la tassa: la questione della sicurezza dei prodotti
Se l'aspetto fiscale è quello più immediatamente percepibile dai consumatori, le motivazioni che hanno spinto verso questa stretta affondano le radici in una preoccupazione ben più profonda, legata alla sicurezza delle merci. Come ha dichiarato il commissario Ue per la Giustizia e la Tutela dei consumatori, il volume di pacchi a basso valore entrati nel territorio comunitario solo lo scorso anno – si parla di circa 4,6 miliardi di unità – ha sollevato allarmi crescenti. Molti di questi prodotti, che spaziano dai giocattoli ai cosmetici, vengono definiti senza mezzi termini "molto pericolosi" e potenzialmente in grado di "causare la perdita di vite umane" a causa della loro non conformità alle norme europee, spesso illegali e privi dei necessari controlli.
Un doppio obiettivo: proteggere persone e mercato
La mossa della Commissione europea si pone dunque un duplice e dichiarato scopo. Da un lato, c'è l'esigenza di adempiere a quello che viene considerato un preciso "dovere di proteggere meglio i cittadini" dall'ingresso indiscriminato di articoli non sicuri, sui quali i controlli doganali tradizionali faticano a mantenere il passo con i numeri esorbitanti. Dall'altro, si intende tutelare le imprese che operano all'interno dell'Unione, garantendo loro condizioni di parità in un mercato che, altrimenti, verrebbe distorto dalla concorrenza di merce a basso costo che non sostiene gli stessi oneri normativi e di sicurezza. La nuova tassa, insieme alle ulteriori restrizioni e ai rafforzati meccanismi di controllo in fase di studio, rappresenta quindi il primo mattone di una strategia più ampia, destinata a ridisegnare le regole dell'importazione per l'e-commerce low-cost.




