Codacons: la tassa sui pacchi extra-Ue sarà una stangata da 9,2 miliardi
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Redazione Interno
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L'abolizione delle deroghe sui dazi per le importazioni di valore inferiore a 150 euro, recentemente approvata dai ministri dell'Economia dell'Unione Europea, determinerà un aggravio complessivo di 9,2 miliardi di euro annui per i consumatori, secondo le stime del Codacons. L'associazione di tutela dei consumatori ha analizzato i flussi commerciali, evidenziando come nel solo 2024 siano entrati nel territorio comunitario 4,6 miliardi di pacchi provenienti da Paesi terzi, una cifra enorme della quale una quota preponderante, pari al 91%, ha avuto origine dalla Cina. La decisione, che mira a riequilibrare le condizioni di concorrenza con le imprese europee, segna dunque una svolta significativa nella politica doganale comune, sebbene la sua piena applicazione sia stata calendarizzata a partire dal 2028, un arco di tempo che lascia spazio a ulteriori riflessioni sull'impatto immediato.
Il via libera dell'Ecofin e le tempistiche discordanti
L'Ecofin ha quindi dato il suo formale assenso alla rimozione di un'esenzione che per anni ha caratterizzato il mercato delle piccole importazioni, modificando il regolamento doganale in un'ottica di maggiore equità fiscale. Tuttavia, nonostante l'indirizzo sia ormai definito, le tempistiche appaiono oggetto di un dibattito interno piuttosto acceso; il commissario europeo all'Economia, Valdis Dombrovskis, ha dichiarato che "è troppo tardi e ora lavoriamo su come accelerare dal prossimo anno", sottolineando come diversi dettagli tecnici debbano ancora essere regolati prima di un'applicazione concreta. Questa presa di posizione, che emerge dalla conferenza stampa successiva all'incontro, indica una certa frizione tra l'urgenza percepita da alcuni e i tempi burocratici necessari per implementare una riforma di tale portata, la quale si scontra con la complessità degli apparati amministrativi nazionali.
La spinta politica per un'accelerazione
La pressione per giungere a una soluzione rapida è stata ulteriormente alimentata da una comunicazione ufficiale del commissario per il Commercio, Maroš Šefčovič, il quale ha inviato una lettera ai ministri delle finanze dei Paesi membri sollecitando una celere applicazione della misura. In quel documento, Šefčovič ha espresso con chiarezza l'impossibilità di giustificare ulteriori rinvii, riflettendo una volontà politica di agire con celerità per contrastare quelle che vengono definite pratiche di concorrenza sleale. Intanto, i flussi di importazioni di beni dall'Asia continuano a registrare un incremento consistente, un fenomeno che alcuni osservatori legano anche all'effetto dei dazi imposti dagli Stati Uniti, i quali stanno dirottando una parte delle merci verso il mercato europeo, creando una distorsione che Bruxelles intende correggere.
Il ruolo dell'Italia e la prospettiva futura
Un ruolo di primo piano in questa battaglia per l'equità fiscale lo ha ricoperto l'Italia, la quale aveva proposto e sostenuto con determinazione l'introduzione della tassazione, rilanciandone l'urgenza in sede di Eurogruppo. La linea italiana, finalizzata a proteggere le imprese domestiche da una concorrenza ritenuta asimmetrica, ha dunque trovato un riscontro concreto nelle decisioni assunte a livello comunitario. Sebbene il quadro normativo sia stato definito, rimangono in sospeso alcuni aspetti applicativi, mentre si discute della possibilità di anticipare lo stop alle esenzioni già a partire dal 2026, un obiettivo che richiederebbe un coordinamento straordinario tra le diverse autorità doganali degli Stati membri.




