La tassa da due euro che scuote l'e-commerce: dal 2026 si paga per i pacchi low cost extra-Ue

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con l'approvazione definitiva della Legge di Bilancio per il 2026, il Parlamento introduce una misura destinata a ridisegnare gli equilibri fiscali dell'e-commerce internazionale: un contributo di due euro per ogni spedizione di valore inferiore ai 150 euro in arrivo da Paesi terzi. La disposizione, che entrerà in vigore dal primo gennaio, è stata confermata nonostante le forti pressioni dei principali marketplace globali, i quali vedono in questa tassa un ostacolo al loro modello di business fondato sulla micro-logistica e su prezzi estremamente competitivi. L'obiettivo dichiarato è quello di riequilibrare il trattamento fiscale tra operatori nazionali ed esteri, colmando un vuoto normativo che, secondo il legislatore, ha favorito per anni le importazioni a basso costo. Il provvedimento, tuttavia, va ben oltre la mera questione della perequazione, andando a toccare un segmento logistico, quello dell'ultimo miglio, già sotto stress per i volumi crescenti di traffico.

Le istruzioni operative e l'impatto sul settore

A poche ore dal via libera definitivo alla manovra, l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha pubblicato una circolare esplicativa, datata 30 dicembre, che fissa i dettagli operativi per l'applicazione del tributo. Il testo chiarisce, tra gli altri aspetti, le responsabilità per il versamento e definisce il perimetro delle spedizioni assoggettate al prelievo. Questa tempestività, insolita per gli standard amministrativi, segnala la rilevanza strategica attribuita alla misura e la volontà di evitarne applicazioni difformi fin dal suo esordio. Per gli operatori logistici e per i corrieri, i quali dovranno materialmente gestire l'incasso e il trasferimento del contributo, si apre una fase di notevole complessità organizzativa. Molti di essi, infatti, dovranno adeguare i propri sistemi informativi e rinegoziare i contratti di servizio con i clienti esteri, in un mercato dove anche pochi centesimi di differenza possono determinare la scelta del fornitore da parte dei grandi platform.

Una sfida per la logistica dell'ultimo miglio

Il vero nodo critico, al di là della cifra in sé apparentemente modesta, risiede nell'enorme volume di pacchi interessati dalla nuova norma. Il flusso quotidiano di micro-spedizioni dalla Cina e da altri Paesi asiatici ha raggiunto, negli ultimi anni, numeri tali da mettere a dura prova l'efficienza della filiera. L'introduzione di un onere aggiuntivo per ogni singolo collo, se da un lato potrebbe avere l'effetto di selezionare e ridurre quantitativamente tali flussi – obiettivo non secondario per gli estensori della norma – dall'altro costringe tutti gli attori della catena a rivedere i propri modelli di costo. Ciò avverrà in un contesto già segnato da tensioni inflative e da una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale del trasporto delle merci, temi che la tassa non affronta direttamente ma con i quali finirà per interagire.

Il quadro normativo e le prospettive immediate

La misura si inserisce in un più ampio disegno di regolamentazione del commercio elettronico transfrontaliero, un'area dove la legislazione fatica a tenere il passo con l'innovazione tecnologica e con le strategie commerciali aggressive. La scelta di fissare la soglia a 150 euro non è casuale, poiché rappresenta la stessa franchigia doganale per le importazioni private, creando così un parallelismo tra il regime fiscale e quello doganale. L'auspicio delle autorità è che il gettito generato contribuisca a finanziare servizi e controlli, sebbene la sua entità complessiva dipenderà strettamente dalla capacità di compliance degli operatori e dall'evoluzione degli acquisti online. La circolare delle Dogane rappresenta dunque solo il primo passo di un percorso applicativo che dovrà essere monitorato con attenzione, per valutarne gli effetti reali su un settore che ha radicalmente trasformato le abitudini di consumo.

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