Tassa sui pacchi, dal primo luglio arriva il doppio balzello: Ue e Italia pronti a incassare 5 euro a spedizione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mancano ormai pochi giorni all'entrata in vigore della nuova tassazione sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-Ue, una misura che promette di stravolgere le abitudini di milioni di consumatori italiani e che rischia di trasformarsi in un vero e proprio paradosso fiscale, come dimostrano le simulazioni degli esperti del settore. Il prossimo primo luglio, infatti, non solo partirà il tanto discusso dazio europeo di 3 euro, ma si concretizzerà anche l'applicazione del contributo nazionale di 2 euro, previsto dalla legge di Bilancio 2026 e già oggetto di precedenti rinvii.

Questa sovrapposizione di oneri, che porterà il costo aggiuntivo per ogni spedizione di valore inferiore a 150 euro a quota 5 euro, ha scatenato un vero e proprio allarme nel mondo della logistica e del commercio, che chiede a gran voce un intervento tempestivo da parte del governo per scongiurare conseguenze disastrose per l'intero comparto e per le stesse casse dello Stato.

Il doppio balzello e le richieste di rinvio

La situazione che si prospetta è quella di una doppia imposizione: da un lato, il dazio temporaneo dell'Unione Europea, una tariffa fissa di 3 euro per ogni articolo contenuto nel pacco, introdotta per contrastare l'ondata di importazioni a basso costo e la concorrenza sleale; dall'altro, l'handling fee italiana di 2 euro, concepita inizialmente per frenare il fast fashion cinese e per coprire i costi di gestione doganale.

La misura, che era già stata sospesa una prima volta a marzo e poi prorogata fino a luglio, è ora al centro di un pressing serrato da parte delle associazioni di categoria, che ne denunciano l'impatto devastante sui traffici commerciali. Confetra, la confederazione che rappresenta le imprese del trasporto e della logistica, ha inviato una lettera al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, chiedendo di "cancellare subito questa tassa" e paventando un "crollo di almeno il 50% dei traffici merci", che si tradurrebbe in una perdita di 25 milioni di euro per lo Stato.

"Auspichiamo come minimo lo slittamento della tassa a novembre", ha dichiarato il presidente di Confetra, Carlo De Ruvo, riferendosi alla handling fee europea che entrerà in vigore in autunno, "quando partirà la handling fee europea, una misura analoga che si applicherà in tutta l'Ue". Una richiesta che trova eco anche in Confcommercio, che pur sostenendo il dazio europeo, teme un "effetto boomerang" dal contributo nazionale, capace di distorcere il mercato e di penalizzare le imprese italiane.

Il paradosso del gettito: i numeri di Confetra

Le ragioni di queste preoccupazioni sono di natura strettamente economica e sono state dettagliate in una serie di simulazioni che mettono in luce un controsenso: il mantenimento della tassa italiana, anziché aumentare le entrate, potrebbe ridurle in modo significativo.

Il gettito previsto per il contributo nazionale, che mira a incassare circa 122,5 milioni di euro entro la fine dell'anno, si basa su proiezioni che non tengono conto dell'effetto di elusione fiscale già registrato nei primi mesi del 2026, quando il solo annuncio della misura aveva provocato una flessione drastica delle importazioni, con un calo di oltre il 50% delle spedizioni monitorate dall'Agenzia delle Dogane.

I dati dimostrano che le grandi piattaforme di e-commerce hanno già iniziato a reindirizzare i loro flussi verso altri hub europei, come Belgio, Paesi Bassi e Ungheria, dove non esistono balzelli aggiuntivi, per poi far arrivare la merce in Italia via terra, aggirando così di fatto l'imposta. Confetra ha quantificato questo fenomeno in due scenari contrapposti per il periodo luglio-novembre 2026. Nel primo, con la tassa nazionale in vigore e il conseguente crollo dei traffici, lo Stato incasserebbe complessivamente circa 127,6 milioni di euro.

Nel secondo, cancellando il contributo di 2 euro e mantenendo solo il dazio europeo, si salverebbero i traffici e l'erario incasserebbe 153,1 milioni di euro, con un saldo positivo di oltre 25 milioni. Un paradosso fiscale che, secondo De Ruvo, dimostra come "mantenere la tassa non produce ricchezza, ma costa all'Erario".

L'ombra della Francia e la paura dei 7 euro

L'allarme lanciato dalle associazioni di categoria non si ferma ai soli numeri, ma guarda anche all'esperienza straniera e ai rischi di un ulteriore aggravio dei costi per i consumatori. L'associazione di riferimento per l'e-commerce, Netcomm, insieme a Federlogistica e Federdistribuzione, ha chiesto al governo di sospendere il contributo nazionale fino a quando non sarà attiva la commissione di gestione doganale europea, prevista per il primo novembre, per evitare che l'Italia si trovi a dover gestire una "duplicazione degli oneri per il medesimo servizio amministrativo".

Il timore è che, con l'accumulo di tutte le misure, il costo finale per una spedizione possa raggiungere i 7 euro, includendo anche l'eventuale handling fee Ue, una prospettiva che renderebbe la tassazione "del tutto sproporzionata rispetto al valore del bene". A gettare ulteriore benzina sul fuoco è il monito che arriva dalla Francia, dove l'introduzione di una misura analoga ha fatto crollare le importazioni, spingendo il 90% delle spedizioni a transitare da altri Stati membri e facendo crollare il gettito da 400 milioni a soli 2 milioni di euro al mese.

L'ombra del fallimento francese si allunga quindi sul provvedimento italiano, con il rischio che le misure, concepite per difendere il mercato, finiscano per indebolire la competitività del sistema logistico nazionale e per allontanare gli investimenti, in uno scenario in cui le piattaforme cinesi sembrano avere già imparato l'arte di aggirare gli ostacoli normativi europei.

Il governo, attraverso il Mef, starebbe ora valutando attentamente la questione, ma il tempo stringe: a dieci giorni dall'entrata in vigore, l'unica certezza è che il dazio Ue di 3 euro partirà come previsto, mentre il destino del contributo italiano da 2 euro resta appeso a un filo, in attesa di una decisione che potrebbe cambiare le carte in tavola per consumatori, imprese e per le stesse casse pubbliche.

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