Mini pacchi extra Ue, il doppio prelievo tra dazio europeo e tassa italiana: cosa cambia dal 1° ottobre
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Redazione Economia
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Sui mini pacchi in arrivo da Paesi extra Unione Europea si profila il cumulo tra il dazio comunitario e il contributo nazionale. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, rispondendo a un question time alla Camera a un'interrogazione di Forza Italia, ha confermato che, in assenza di ulteriori proroghe, le due misure si sommeranno. Il dazio europeo da 3 euro, già attivo dal 1° luglio, rappresenta la prima componente di questo nuovo prelievo, mentre la tassa italiana da 2 euro, più volte rinviata, è attualmente fissata al 1° ottobre.
Il nodo del cumulo tra le due misure
La precisazione del ministro arriva in un momento di forte incertezza per il settore dell'e-commerce e per i consumatori italiani. La tassa nazionale, introdotta con la manovra per entrare in vigore il 1° gennaio, ha subito già due rinvii: prima al 1° luglio e poi, con il decreto Infrastrutture e Pnrr, al 1° ottobre.
Giorgetti ha spiegato che si tratta di due misure con finalità differenti: il dazio Ue serve a governare la pretesa impositiva dopo l'eliminazione dell'esenzione per le spedizioni di modico valore, mentre il contributo italiano mira a compensare gli oneri amministrativi sostenuti dalle autorità doganali per lo sdoganamento e il controllo delle piccole spedizioni.
Il nodo politico, tuttavia, resta aperto: Lega e Forza Italia hanno presentato emendamenti identici al decreto in esame alla Commissione Bilancio della Camera per posticipare l'entrata in vigore della tassa italiana di un ulteriore anno, fino al 1° ottobre 2027.
Un’invasione di piccole spedizioni dall’Asia
Nel suo intervento alla Camera, Giorgetti ha definito la tassa sui pacchi una misura necessaria per far fronte a quella che ha descritto come "un'autentica invasione" di piccole spedizioni di modesto valore, provenienti prevalentemente da Paesi asiatici, che rischiano di mettere in ginocchio la distribuzione commerciale europea.
I numeri alla base di questa preoccupazione sono impressionanti: nel 2024 sono entrati nell'Unione europea circa 4,6 miliardi di pacchi di valore inferiore a 150 euro, una cifra che nel 2025 è salita a quasi 5,9 miliardi di articoli, con oltre il 90% di questi proveniente dalla Cina. Un flusso enorme che, fino a pochi giorni fa, beneficiava di un'esenzione daziaria, creando una concorrenza che molti considerano sleale nei confronti dei produttori e dei commercianti europei.
Dazio europeo e tassa italiana: come funziona il prelievo
Il dazio europeo di 3 euro, entrato in vigore il 1° luglio in base al regolamento Ue 2026/382, non si applica per singolo pacco ma per ogni categoria di articolo contenuta nella spedizione. Questo significa che un ordine contenente, per esempio, un capo di abbigliamento e un giocattolo sarà soggetto a un prelievo complessivo di 6 euro, una specifica che molti consumatori faticano ancora a comprendere.
Se la tassa italiana da 2 euro entrerà in vigore dal 1° ottobre, a questa cifra si aggiungerà il contributo nazionale di 2 euro, portando il costo aggiuntivo per ogni singola categoria merceologica a 5 euro. A rendere il quadro ancora più complesso c'è l'introduzione, prevista da novembre 2026, di una handling fee europea per la gestione doganale, che costituirebbe un ulteriore onere per le spedizioni.
Le richieste di rinvio e le preoccupazioni del settore
La prospettiva del doppio prelievo ha già scatenato le reazioni delle associazioni di categoria. Confetra ha scritto al ministro Giorgetti chiedendo la cancellazione della tassa italiana, sostenendo che la doppia imposizione provocherebbe un crollo dei traffici merci e una perdita di gettito per lo Stato, spingendo le merci verso altri scali doganali europei, come quelli del Belgio o dell'Olanda. Anche Confcommercio, pur appoggiando il dazio europeo come misura contro la concorrenza sleale, teme l'effetto boomerang del contributo nazionale.
La richiesta di rinvio avanzata da Lega e Forza Italia si basa proprio su queste perplessità, proponendo un ulteriore slittamento al 2027 per consentire un coordinamento più efficace con le misure europee. La copertura del differimento, pari a 183,8 milioni di euro, sarebbe assicurata dal Fondo per interventi strutturali di politica economica, ma la decisione finale resta nelle mani del governo e del Parlamento.




