Mini-pacchi, la tassa italiana verso lo stop: dal primo luglio arriva il dazio Ue da 3 euro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’introduzione del contributo di due euro per le spedizioni extra Ue di valore inferiore ai 150 euro, misura fortemente voluta dal governo con l’ultima legge di Bilancio, rischia di rivelarsi una corsa solitaria destinata a concludersi presto, forse già prima di essere realmente collaudata. Il provvedimento, che aveva iniziato a dispiegare i suoi effetti con un debutto amministrativamente soft, si trova ora al centro di un serrato confronto tecnico-politico che ne sta mettendo in discussione la stessa sopravvivenza. L’accelerazione impressa dal Consiglio dell’Unione europea, che ha formalizzato l’introduzione a partire dal primo luglio di un dazio doganale comunitario di tre euro per la medesima tipologia di merci, ha di fatto spiazzato la strategia nazionale, imponendo una necessaria opera di allineamento normativo per evitare una dannosa sovrapposizione di prelievi -2-8.

La posizione italiana, costruita attorno a un onere forfettario pensato per coprire i costi amministrativi connessi agli adempimenti doganali, poggia su basi giuridiche che alcuni osservatori, come l’associazione Assonime, hanno subito segnalato come potenzialmente fragili. Il rischio concreto, paventato da più parti, è che quel contributo fisso, indipendentemente dalla sua qualificazione formale come tassa amministrativa, possa essere interpretato dalla Corte di giustizia come una misura dall’effetto equivalente a un dazio doganale, violando così i princìpi cardine dell’unione doganale sanciti dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea -1-7. L’articolo 52 del Codice doganale unionale, richiamato a sostegno della legittimità del prelievo, consente oneri solo a fronte di controlli specifici e concreti, mentre la portata generalizzata della tassa italiana prescinde dall’effettiva prestazione di un servizio individualizzato per ogni singolo pacco -7.

L’elusione e i numeri di un flusso deviato

Nel frattempo, la realtà dei fatti ha offerto una chiara dimostrazione di come il mercato unico, con la sua libertà di circolazione delle merci, possa trasformarsi in un potentissimo strumento di arbitraggio normativo. Gli operatori logistici, come denunciato da Confetra e analizzato nella circolare Assonime, hanno prontamente modificato le loro rotte, dirottando i flussi di piccoli pacchi verso scali aeroportuali di altri Stati membri, come Germania o Belgio, dove il balzello italiano non trova applicazione -4-5. Da lì, le merci raggiungono poi l’Italia via terra, spesso su camion, entrando nel territorio nazionale senza aver corrisposto alcun tributo aggiuntivo e beneficiando dell’assenza di controlli alle frontiere interne. Il risultato è un paradosso: una misura concepita per tutelare un gettito e regolamentare un fenomeno ha prodotto l’effetto opposto, penalizzando gli aeroporti nazionali come Malpensa, che hanno visto una contrazione dell’attività cargo, e incrementando il traffico pesante su gomma, con le conseguenti e non trascurabili ricadute negative in termini ambientali e di sostenibilità, in aperto contrasto con gli obiettivi del Green Deal europeo -5.

Il regime transitorio europeo e l’impatto sui colossi asiatici

La risposta di Bruxelles, che entrerà in vigore il primo luglio, si inserisce in un quadro di riforma doganale di più ampio respiro, la cui piena operatività è attesa per il 2028 con l’entrata in funzione del nuovo European Customs Data Hub. In questa fase transitoria, il prelievo forfettario di tre euro rappresenta un tentativo di gestire l’urgenza del fenomeno, che ha assunto dimensioni colossali: si parla di 4,6 miliardi di pacchi entrati nell’Unione nel solo 2024, con una netta predominanza di merci provenienti dalla Cina e riconducibili a piattaforme di e-commerce low cost come Temu e Shein -2-3-9. La nuova tariffa, a differenza di quella italiana, non si applicherà per singola spedizione ma per ciascuna categoria merceologica di articolo contenuta nel pacco, il che significa che un singolo collo contenente, ad esempio, un capo d’abbigliamento e un piccolo dispositivo elettronico potrebbe essere soggetto a un dazio complessivo di sei euro -2-5.

Il rebus del coordinamento e le prossime mosse del governo

Di fronte a questo scenario, l’esecutivo si trova a dover districare una matassa complessa. L’ipotesi di un semplice rinvio al primo luglio, che allineerebbe temporalmente i due prelievi senza però risolverne la compresenza, non sembra soddisfacente. Se l’Italia mantenesse il suo contributo di due euro accanto a quello europeo di tre, i pacchi sdoganati negli aeroporti italiani finirebbero per scontare un onere complessivo di cinque euro, una tassazione doppiamente penalizzante rispetto a quelli che continuassero a entrare da altri Paesi Ue, pagando solo i tre euro comunitari -4. Si produrrebbe così una nuova, e forse ancora più grave, distorsione competitiva a danno dei propri scali. Per questo, nelle commissioni parlamentari si ragiona su un ordine del giorno bipartisan al decreto Milleproroghe che apra la strada a una modifica sostanziale, da concretizzarsi in un successivo provvedimento fiscale. L’obiettivo, come spiegato da fonti governative, è evitare una duplicazione di prelievi e risolvere le criticità di compatibilità con l’ordinamento unionale, magari trasformando il contributo in una handling fee per servizi aggiuntivi, se e quando questi verranno specificatamente definiti dalla normativa europea -1-10.

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