Dazio da 3 euro sui pacchi extra Ue, dal 1° luglio la stretta europea su Temu e Shein

Dazio da 3 euro sui pacchi extra Ue, dal 1° luglio la stretta europea su Temu e Shein
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Da domani, 1° luglio, l'Unione Europea cambia le regole per gli acquisti online provenienti da Paesi extracomunitari. La franchigia che esentava dai dazi doganali i pacchi di valore inferiore a 150 euro, il cosiddetto de minimis, viene definitivamente cancellata. Al suo posto entra in vigore un dazio doganale forfettario di 3 euro per ogni articolo importato, una misura che colpisce in particolare i giganti dell'e-commerce asiatico come Temu, Shein e AliExpress, e che segna la fine di un'era caratterizzata da spedizioni low cost esentasse.

Come funziona il nuovo dazio e chi lo paga

Il meccanismo del nuovo prelievo presenta alcune particolarità che è bene conoscere. Il dazio, infatti, non si applica al singolo pacco ma al singolo articolo presente nella spedizione, con un criterio che si basa sulla classificazione merceologica. In pratica, se un ordine contiene una maglietta, un ombrello e un paio di scarpe, il consumatore o il dichiarante dovrà corrispondere tre dazi distinti, per un totale di 9 euro.

Come precisato dalle linee guida della Commissione Europea, se la spedizione contiene cinque magliette identiche, si paga un solo dazio, in quanto si tratta di un unico articolo merceologico; se invece contiene una maglietta e un orologio, il dazio sale a 6 euro.

Sul fronte della responsabilità del pagamento, la normativa chiarisce che l'obbligato principale è il dichiarante, ossia il venditore o l'importatore del bene, in particolare chi opera in regime Ioss. In casi rarissimi, il costo potrebbe ricadere sul consumatore finale, ma la struttura della tassa è pensata per gravare principalmente sulle piattaforme e sui venditori, che dovranno adeguare i propri modelli di business per assorbire il costo aggiuntivo.

La novità ha però un effetto a cascata sul prezzo finale: per le spedizioni fuori dal regime Ioss, il dazio da 3 euro entra nella base imponibile dell'Iva, generando un ulteriore rincaro per l'acquirente.

L'impatto sul commercio e l'emergenza sicurezza

I dati che hanno spinto Bruxelles a questa stretta sono impressionanti. Nel corso del 2025, sono entrati nell'Unione Europea circa 5,9 miliardi di piccoli pacchi da Paesi extra-UE, con una media di oltre 16 milioni di colli sdoganati ogni giorno. Questi pacchi rappresentano il 97% del totale delle merci importate, ma generano solo il 2% del valore delle tasse doganali raccolte, un'anomalia che le istituzioni europee hanno definito insostenibile.

Ma oltre allo squilibrio economico, a pesare è anche la questione della sicurezza: oltre il 60% di questi pacchi è stato giudicato non conforme agli standard di sicurezza dell'Unione, con particolare riferimento a giocattoli, dispositivi elettronici, cosmetici e integratori alimentari.

La nuova tassa, che resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, si inserisce in un quadro di riforma più ampio del sistema doganale europeo. L'obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, garantire parità di condizioni tra i produttori europei, che devono rispettare rigorosi standard ambientali e norme sul lavoro, e i produttori delle economie emergenti, che possono vendere a prezzi estremamente competitivi; dall'altro, dotare le autorità doganali di strumenti efficaci per controllare e rimuovere dal mercato i prodotti pericolosi.

Le prossime tappe: handling fee e addio alle tasse nazionali

L'entrata in vigore del dazio da 3 euro è solo il primo passo di un percorso che porterà a ulteriori modifiche. In autunno, probabilmente a ottobre con la pubblicazione del nuovo Codice Doganale UE, diventerà operativa anche una "handling fee", ovvero una commissione fissa per la gestione delle pratiche doganali, il cui importo è stimato tra i 2 e i 4 euro. Questo aspetto è di particolare rilevanza per l'Italia, che aveva predisposto una tassa nazionale di gestione da 2 euro, inizialmente prevista per il 1° luglio.

Il governo italiano, su proposta della premier Giorgia Meloni, ha tuttavia rinviato l'entrata in vigore della misura nazionale al 1° ottobre per evitare una sovrapposizione con il dazio europeo.

In ogni caso, la prospettiva futura è chiara: le misure nazionali attualmente in vigore o programmate dovranno decadere non appena la normativa comunitaria sarà pienamente operativa. Il processo di armonizzazione doganale culminerà il 1° luglio 2028 con l'entrata in funzione dell'Autorità Doganale dell'Unione Europea (Euca) e del nuovo Centro Dati Doganali, che centralizzerà le procedure e sposterà la responsabilità fiscale in capo alle piattaforme.

Intanto, il dibattito politico italiano non si è fatto attendere: il vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Stefano Patuanelli, ha già definito l'intervento come un ulteriore aggravio fiscale per i cittadini, in un contesto di pressione tributaria già ai massimi livelli.

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