Tassa sui mini pacchi extra Ue, da oggi 3 euro per articolo: come cambiano gli acquisti online

Tassa sui mini pacchi extra Ue, da oggi 3 euro per articolo: come cambiano gli acquisti online
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Da oggi, primo luglio 2026, cambiano le regole per gli acquisti online provenienti da Paesi extra Unione europea. È infatti entrato in vigore il nuovo dazio doganale forfettario di 3 euro destinato a incidere sulle piccole spedizioni di valore inferiore a 150 euro, una misura che segna la fine della storica franchigia "de minimis" che fino a ieri esentava milioni di pacchi da qualsiasi onere doganale.

La decisione, annunciata dalla Commissione europea e approvata dal Consiglio dell'Unione con il regolamento 2026/382, risponde a una duplice esigenza: tutelare i retailer europei da una concorrenza ritenuta sleale e rafforzare la sicurezza dei prodotti che entrano quotidianamente nel mercato comunitario, spesso senza adeguati controlli.

Come funziona il nuovo dazio e quanto si paga

Il meccanismo di calcolo del prelievo presenta alcune specificità che è bene conoscere. Il dazio di 3 euro non si applica al singolo pacco, bensì a ogni articolo in esso contenuto, identificato in base alla classificazione tariffaria della merce. Questo significa che un ordine contenente tre magliette identiche pagherà un'unica voce da 3 euro, mentre una spedizione con una maglietta, un paio di scarpe e un caricabatterie sarà soggetta a un prelievo complessivo di 9 euro, uno per ciascuna categoria merceologica.

La misura ha carattere transitorio e resterà in vigore fino al primo luglio 2028, quando entrerà a regime l'EU Customs Data Hub, l'infrastruttura digitale che permetterà di applicare i dazi ordinari calcolati sul valore effettivo della merce e sulla sua provenienza.

Numeri da capogiro: quasi 6 miliardi di articoli nel 2025

I dati alla base della riforma aiutano a comprendere la portata del fenomeno che Bruxelles intende arginare. Nel solo 2025 sono entrati nell'Unione europea circa 5,9 miliardi di articoli da Paesi extra-Ue senza pagare alcun dazio, pari a oltre 16 milioni di pacchi al giorno. Più del 90% di queste spedizioni proveniva dalla Cina e, sebbene rappresentassero il 97% del totale dei pacchi importati, incidevano solo per il 2% in termini di valore economico.

Un dato ancora più significativo riguarda la sicurezza: oltre il 60% dei prodotti controllati nel 2025, tra giocattoli, elettronica, cosmetici e integratori alimentari, non risultava conforme agli standard europei.

Chi paga davvero la tassa

Sul piano formale, il responsabile del pagamento del dazio è il dichiarante, ovvero il venditore o l'importatore del bene, che nella maggior parte dei casi coincide con la stessa piattaforma di e-commerce aderente al regime Ioss, il sistema che consente di gestire l'Iva sulle importazioni in modo centralizzato. In questo scenario il dazio non entra nella base imponibile Iva.

Diverso il caso delle spedizioni che non utilizzano il regime Ioss, dove il prelievo di 3 euro si aggiunge alla base imponibile su cui viene calcolata l'imposta sul valore aggiunto, producendo un rincaro a cascata sul prezzo finale. Nella pratica, tuttavia, nulla vieta agli operatori economici di trasferire il costo aggiuntivo sul consumatore attraverso le spese di spedizione o l'aumento del prezzo dei prodotti.

Le linee guida della Commissione europea chiariscono che il dazio non è rimborsabile in caso di reso per ripensamento del consumatore: il costo resta definitivamente a carico di chi ha effettuato la dichiarazione doganale.

La misura italiana rinviata

Anche l'Italia aveva previsto una misura analoga, introducendo con la Legge di Bilancio 2026 un contributo nazionale di 2 euro per ogni spedizione di valore inferiore a 150 euro proveniente da Paesi extra-Ue. Il governo, tuttavia, ha deciso di rinviare l'entrata in vigore della tassa al primo ottobre 2026 per evitare una sovrapposizione con il nuovo dazio europeo. La sovrapposizione delle due misure avrebbe portato il costo complessivo a 5 euro per articolo, un onere che, nelle intenzioni dell'esecutivo, si è scelto di scaglionare nel tempo.

La Commissione europea ha peraltro già chiarito che, con l'entrata a regime del nuovo sistema comune, tutti gli Stati membri dovranno eliminare le proprie misure nazionali per evitare un sistema frammentato che potrebbe favorire il cosiddetto border shopping, ovvero lo spostamento delle spedizioni verso i Paesi con contributi più bassi.

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