Tassa da due euro sui pacchi extra Ue dal 2026, la conferma in legge di Bilancio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Comprare online, un'abitudine ormai consolidata per milioni di italiani, si prepara a diventare più costosa per gli acquisti al di fuori dei confini europei. La legge di Bilancio per il 2026, approvata dal Senato dopo un iter non privo di incertezze, ha infatti introdotto un contributo di due euro per ogni spedizione di valore inferiore ai 150 euro proveniente da Paesi extra Ue, una misura che scatterà a partire dal primo gennaio del 2026 e che andrà a colpire, in particolare, le innumerevoli compere effettuate sulle piattaforme di e-commerce asiatiche. L’idea, che era circolata nelle settimane precedenti come una semplice indiscrezione, ha dunque trovato conferma ufficiale, sebbene con un perimetro di applicazione più circoscritto rispetto alle voci iniziali: la tassa, a differenza di quanto si temeva, non riguarderà infatti il traffico postale all’interno dell’Italia né quello proveniente dagli altri Stati membri dell’Unione Europea.

L’origine e il contesto della misura

Il provvedimento, inserito nella Manovra in un clima di finanza pubblica bisognosa di gettito, non nasce in un vuoto normativo, ma si innesta in un quadro europeo in evoluzione. L’Unione Europea, com’è noto, ha già previsto l’introduzione di un’imposta analoga, fissata però a tre euro, la cui entrata in vigore è attesa per i prossimi anni. La misura italiana, che alcuni commentatori hanno definito come un tentativo di “dove prendo prendo” in un’economia “malandrina”, rappresenta dunque una sorta di anticipazione di quel regime comunitario, destinata ad essere assorbita e soppiantata dalla norma Ue quando quest’ultima diventerà pienamente operativa. Una scelta che, al di là delle dichiarazioni di principio, mira a recuperare risorse da un flusso commerciale in crescita esponenziale e spesso poco tracciato.

I volumi del commercio online e le preoccupazioni sulla sicurezza

La portata del fenomeno che la tassa intende intercettare è enorme, come dimostrano dati che parlano di centinaia di pacchi extra Ue che arrivano ogni secondo, soprattutto nel periodo natalizio quando gli acquisti per i regali si intensificano. A questo traffico impressionante, peraltro, si accompagnano da tempo allarmi non solo di natura economico-fiscale, ma anche legati alla sicurezza dei prodotti. È stato più volte segnalato, anche da fonti interne alle istituzioni europee, come una percentuale rilevante di questi pacchi possa contenere articoli non conformi agli standard di sicurezza, potenzialmente tossici o pericolosi, un aspetto che le autorità doganali e di controllo faticano a monitorare in modo efficace data la mole delle spedizioni. La nuova imposta, quindi, si colloca all’incrocio tra esigenze di bilancio e tentativi, seppur indiretti, di regolamentare un mercato selvaggio.

Le implicazioni pratiche per consumatori e mercato

L’impatto sull’abitudine degli acquirenti sarà inevitabile, poiché quel sovrapprezzo fisso di due euro, sebbene apparentemente modesto, rischia di erodere il vantaggio competitivo principale dei venditori esteri non comunitari: il prezzo bassissimo. Molti di essi, infatti, basano la propria offerta su articoli a costo irrisorio e sulla spedizione gratuita, un modello che la nuova tassa mette in discussione. È probabile che parte di questo costo aggiuntivo venga scaricato sui compratori, rendendo meno conveniente l’acquisto del singolo oggetto di modico valore e spingendo forse verso un consolidamento degli ordini, in attesa di vedere se e come le piattaforme globali modificheranno le loro politiche commerciali per il mercato italiano. La misura, in ogni caso, segna un passo verso una maggiore fiscalizzazione del commercio elettronico transfrontaliero, un settore che ha finora goduto di un regime di fatto privilegiato.

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