Nuova tassa sui pacchi extra Ue: cosa cambia dal primo gennaio 2026

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con l’arrivo del nuovo anno, si materializza una novità fiscale destinata a toccare le abitudini di consumo di molti: l’Agenzia delle Dogane, attraverso la circolare n. 37 del 30 dicembre 2025, ha infatti fornito le istruzioni operative per l’applicazione del contributo di due euro sulle spedizioni di modico valore provenienti da Paesi extra Unione europea. Si tratta di una misura, prevista dalla Legge di Bilancio 2026, che colpisce gli acquisti online – e non solo – di valore dichiarato non superiore a centocinquanta euro, pensata per coprire le spese amministrative legate agli adempimenti doganali. Una scelta, questa, che alcuni potrebbero interpretare come un ostacolo agli scambi, ma che le istituzioni europee descrivono invece come un necessario tentativo di far emergere i costi reali, spesso nascosti, del cosiddetto low cost.

Il campo di applicazione della norma

La circolare delle Dogane delinea con precisione il perimetro d’azione della nuova disposizione, che entrerà in vigore a partire dal primo luglio 2026, chiarendo come il contributo sia dovuto per tutte le spedizioni in ingresso dal di fuori dell’Unione. Viene così sfatato ogni possibile equivoco: la tassa, di importo fisso, si applica senza eccezioni, comprendendo anche i pacchi inviati tra privati, purché il loro valore non ecceda la soglia stabilita. Un aspetto, quest’ultimo, che marca una differenza sostanziale rispetto ad altri tributi e che estende l’obbligo ben oltre il confine degli acquisti commerciali effettuati sulle piattaforme digitali, coinvolgendo di fatto qualsiasi oggetto, anche personale, che varchi la frontiera comunitaria.

La ratio economica e gli effetti pratici

Al di là degli aspetti tecnici, sui quali l’amministrazione finanziaria si è espressa per evitare fraintendimenti, la misura si inserisce in un quadro politico-economico più ampio, del quale è espressione. L’Unione europea, che ha visto nell’esplosione del commercio elettronico transfrontaliero un fenomeno da disciplinare, non intende – secondo quanto si evince dalle motivazioni – porre barriere protezionistiche, ma piuttosto garantire una competizione più equa. L’intento dichiarato è quello di far gravare sul consumatore finale, sebbene in misura modesta, una parte dei costi di gestione che l’enorme volume di piccole spedizioni comporta per gli apparati doganali degli Stati membri, costi che fino a oggi sono stati sostenuti dalla collettività. Una logica, in altre parole, di chi paga usufruisce, applicata a un flusso di merci divenuto ormai imponente.

Gli adempimenti a carico degli operatori

La circolare, com’è nella sua natura, dedica spazio anche agli aspetti procedurali, indicando i soggetti tenuti al versamento del contributo e le modalità per assolverlo. Se ne ricava che l’onere non ricade direttamente sul cittadino che riceve la merce, bensì sugli operatori del settore, i quali dovranno integrarlo nei loro processi, con ogni probabilità riversandone l’importo sul prezzo finale pagato dall’acquirente. Si tratta di un passaggio tecnico cruciale, che le Dogane hanno voluto chiarire in anticipo per permettere a corrieri e piattaforme di e-commerce di adeguarsi, evitando così intoppi o contestazioni al momento dell’effettiva entrata in vigore della tassa, prevista per la metà dell’anno prossimo.

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