Decreto fiscale, slitta la tassa sui pacchi extra Ue e arriva la spinta all’iperammortamento
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il Consiglio dei ministri, riunitosi venerdì pomeriggio a Palazzo Chigi, ha dato il via libera al decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica, un provvedimento atteso dopo le tensioni politiche delle settimane precedenti. Nel testo approvato – su proposta della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti – confluiscono una serie di correttivi che, di fatto, rimettono mano ad alcune scelte contenute nella legge di Bilancio, cercando di bilanciare il sostegno alla produzione con una gestione più graduale del prelievo fiscale sulle merci estere.
Tra i punti più rilevanti, spicca il rinvio – al primo luglio – del contributo di due euro applicato ai pacchi di piccolo valore (inferiori a 150 euro) provenienti da Paesi extra-Unione europea. La misura, che era entrata tecnicamente in vigore con la manovra di fine anno, aveva sollevato non poche critiche per la sua concreta applicabilità: i grandi operatori dell’e-commerce, come evidenziato dalle associazioni di categoria, avevano già trovato il modo per aggirarla, dirottando le spedizioni verso scali europei dove il balzello non era previsto, con conseguenti ripercussioni negative per la logistica nazionale, in particolare per scali come Malpensa. La decisione di posticipare l’entrata in vigore, giustificata ufficialmente con l’esigenza di completare l’adeguamento dei sistemi informatici dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, rappresenta dunque una tregua per i consumatori abituali delle piattaforme online e un tentativo di allineare la tempistica italiana con le scadenze del quadro normativo europeo, che prevede l’introduzione di un dazio armonizzato da tre euro proprio a partire da luglio.
Sul fronte degli incentivi alle imprese, il provvedimento interviene in modo deciso sull’iperammortamento, cancellando un vincolo geografico che era stato inserito nella precedente legge di Bilancio. L’agevolazione, che consente di beneficiare di una maggiorazione dell’ammortamento per gli investimenti in beni strumentali, non sarà più limitata ai soli prodotti “made in Ue” o provenienti dallo Spazio economico europeo. La modifica, valida per gli investimenti effettuati a partire dal primo gennaio di quest’anno, elimina un paletto che era stato fortemente contestato da settori come l’agricoltura e il movimento terra – spesso dipendenti da componentistica extracomunitaria – e che, secondo i calcoli del governo, comporterà un impegno di risorse pubbliche crescente nei prossimi anni, con una previsione di spesa che toccherà i 297,5 milioni annui nel biennio 2029.
Correzione di rotta su dividendi e avviamento negativo
Il decreto non si limita alla sfera doganale e agli investimenti tecnologici, ma affronta anche questioni delicate legate alla fiscalità societaria e al capitale umano. Viene ripristinata, con decorrenza dal primo gennaio, l’esenzione per i dividendi nella misura del 95% per le società, insieme alla cosiddetta participation exemption (Pex), cancellando di fatto una stretta che aveva sollevato perplessità nel mondo delle imprese, rischiando di congelare il mercato delle compravendite aziendali e penalizzare i piccoli azionisti.
Sul piano tecnico-contabile, per i soggetti che adottano i principi contabili internazionali, il provvedimento regolamenta la gestione dell’“avviamento negativo” nelle cessioni d’azienda: la differenza positiva tra il valore dei beni acquisiti e il prezzo pagato concorrerà alla formazione del reddito in quote costanti per cinque anni, a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2024. Sul fronte fiscale delle persone fisiche, viene inoltre aggiornato il regime per i lavoratori rimpatriati (il c.d. “rientro dei cervelli”), con l’applicazione delle nuove norme fissata a decorrere dal periodo d’imposta 2027.
Le altre misure tra esenzioni e nuove decorrenze
Tra le disposizioni di contorno, il decreto fiscale allunga i tempi anche per altri adempimenti: l’efficacia delle norme in materia di ritenuta sulle provvigioni è stata differita dal primo marzo al primo maggio, mentre l’esenzione dalla ritenuta alla fonte per i premi erogati agli atleti dilettanti è stata fissata fino al 31 dicembre con una soglia di 300 euro complessivi. Viene inoltre stabilita l’esenzione dall’imposta sostitutiva per gli interessi derivanti da titoli obbligazionari corrisposti ai sistemi di garanzia dei depositanti, una misura che sarà in vigore fino al 2028.
Non mancano interventi di carattere più amministrativo: l’imposta di bollo sui conti correnti per i soggetti diversi dalle persone fisiche sale da 100 a 118 euro, mentre vengono introdotte nuove risorse per la continuità del servizio di emissione della Carta europea della disabilità (1,6 milioni di euro) e per l’Avvocatura dello Stato, che potrà contare su 500mila euro annui a decorrere dal 2026 per la copertura delle spese processuali. L’insieme delle modifiche, che spazia dalla rimozione di vincoli sugli investimenti alla riprogrammazione delle entrate doganali, delinea un intervento volto a rimuovere gli ostacoli emersi nelle settimane successive all’approvazione della manovra, con l’obiettivo dichiarato – nel primo Consiglio dei ministri dopo le recenti scosse politiche – di garantire la piena operatività della macchina amministrativa e delle attività produttive.




