La confessione del 13enne: «Mi dispiace non averla ammazzata» e il piano per uccidere i genitori
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Redazione Interno
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La domanda, certo, è quella che resta sospesa nell’aria di Trescore Balneario, paese trasformato suo malgrado in teatro di una violenza tanto improvvisa quanto inspiegabile: cosa può scattare nella mente di un ragazzo di appena tredici anni – un’età in cui si è ancora, per molti versi, bambini – per fargli brandire un coltello contro la propria insegnante? Mentre Chiara Mocchi, la professoressa di francese di 57 anni colpita mercoledì mattina nei corridoi della scuola media, si sta lentamente riprendendo dalle ferite e dallo choc che ne è seguito, emergono i dettagli più bui di una vicenda che ha dell’incredibile. Il minore, sottoposto a interrogatorio dagli inquirenti, ha tenuto un comportamento che molti esperti definirebbero agghiacciante per lucidità: non solo ha confessato l’aggressione, ma lo ha fatto con parole che gelano il sangue. «Mi dispiace non averla ammazzata», avrebbe dichiarato, secondo quanto riportato da alcune ricostruzioni stampa, mostrandosi al contempo convinto e privo di quello che comunemente chiamiamo rimorso.
Un piano studiato e la vendetta in diretta
Non si è trattato, a quanto pare, di un raptus improvviso. Il tredicenne si era procurato tutto il necessario per compiere quello che lui stesso definiva come una sorta di vendetta programmata. La scelta della vittima non era casuale: la sua insegnante di francese era nel mirino da tempo. Ancora più disturbante, per chi indaga, è la modalità con cui ha voluto accompagnare l’atto violento. Il ragazzo, infatti, ha trasmesso l’accoltellamento in diretta streaming, un dettaglio che riconduce all’universo distorto di certi social network dove la violenza diventa spettacolo e condivisione immediata. Durante l’interrogatorio, poi, ha ampliato il suo orizzonte omicida con una rivelazione che ha spiazzato anche i poliziotti più esperti: avrebbe voluto uccidere anche mamma e papà. Un particolare, quest’ultimo, che stride con il quadro familiare inizialmente tratteggiato – quello di un rapporto apparentemente normale o comunque privo di conflitti eclatanti.
La versione del legale e l’affidamento ai servizi
C’è però un’altra campana, e non può essere ignorata. Il legale che difende il minore ha prontamente smentito la ricostruzione fornita dal “Corriere della Sera” riguardo a quelle dichiarazioni così estreme. Secondo l’avvocato, il ragazzo non avrebbe mai espresso il dispiacere per non aver portato a termine l’omicidio della professoressa, né avrebbe manifestato l’intenzione di uccidere i propri genitori. Una smentita pesante, che getta un’ombra di incertezza su quanto realmente detto nell’interrogatorio, in attesa che gli atti ufficiali facciano piena chiarezza. Quel che è certo, invece, è il provvedimento preso dall’autorità giudiziaria: il tredicenne è stato affidato ai servizi sociali, con la nomina di un curatore speciale che seguirà il suo percorso. Parallelamente, le indagini si concentrano ora sulle sue attività online, e quel canale Telegram utilizzato per la diretta è già stato chiuso.
Il silenzio imposto nelle scuole e la paura strisciante
L’eco del coltello che si conficca nella carne di un’insegnante ha provocato onde d’urto ben oltre l’istituto dove è avvenuto l’aggressione. Nelle scuole superiori del territorio, la paura si è diffusa rapida tra docenti, personale e studenti. Le due dirigenti degli istituti superiori di Trescore – Lucia Perri del «Federici» e Laura Ferretti del «Lotto» – hanno diramato una circolare interna definita «urgente e importante». Con questa, ordinano a insegnanti e Ata di mantenere la massima discrezione con la stampa e i canali esterni, inclusi i social network. Una scelta che parla da sola: proteggere i ragazzi da un’esposizione mediatica potenzialmente dannosa, ma che mostra anche il clima di tensione in cui si muove oggi chi lavora nella scuola. Qui, va detto, già da tempo si discuteva di sicurezza, prevenzione di furti e risse tra studenti; nessuno, però, si aspettava di dover fare i conti con un tentato omicidio commesso da un tredicenne.




