Baby gang a Belluno, tra i sei denunciati c’è il figlio di un assessore
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Redazione Interno
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La vicenda della baby gang a Belluno è emersa dopo l’identificazione di sei giovani coinvolti nell’aggressione ai danni di un cittadino egiziano di 46 anni, colpito con calci e pugni nel centro storico della città. Tra i ragazzi individuati dalla Polizia figura anche il figlio di un assessore del capoluogo, un elemento che ha attirato particolare attenzione mentre la Questura si prepara a convocare le famiglie dei coinvolti. I fatti risalgono alla notte del 22 marzo, ma sono venuti alla luce soltanto nei giorni scorsi, quando gli investigatori hanno concluso gli accertamenti e ricostruito quanto accaduto.
Le indagini sull’aggressione e il ruolo dei sei giovani
I sei ragazzi sono tutti bellunesi. Quattro di loro hanno raggiunto la maggiore età da poco tempo, mentre due sono ancora minorenni. Secondo quanto emerso dall’attività investigativa, il gruppo avrebbe preso parte, come autore o spettatore, al pestaggio del quarantaseienne. L’uomo sarebbe stato colpito ripetutamente durante una serata terminata con un episodio di violenza che gli inquirenti hanno successivamente ricostruito attraverso diversi elementi raccolti nel corso delle indagini. La Questura ha inoltre annunciato l’intenzione di incontrare i genitori dei ragazzi coinvolti, un passaggio che accompagnerà i provvedimenti già allo studio dopo l’identificazione dei responsabili.
Le immagini registrate con i telefonini hanno avuto un ruolo centrale nell’inchiesta. Dopo l’aggressione, infatti, la scena sarebbe stata ripresa e successivamente pubblicata sui social network. Proprio quei filmati sono diventati una prova determinante per la Squadra mobile, che li ha utilizzati per documentare quanto accaduto e attribuire le responsabilità. Gli investigatori hanno così ottenuto una ricostruzione dettagliata dell’episodio, arrivando a individuare tutti i giovani presenti durante il pestaggio e a contestare il loro coinvolgimento nei fatti.
Le versioni fornite e i provvedimenti in arrivo
Attorno alla vicenda si è sviluppato anche un confronto sulle motivazioni dell’aggressione. L’avvocato Alvise Antinucci, che assiste il figlio dell’assessore coinvolto nell’inchiesta, ha escluso che si sia trattato di un episodio legato all’odio razziale o a una vera e propria azione organizzata di gruppo. Secondo il legale, all’origine dell’accaduto vi sarebbero motivazioni personali riconducibili a un singolo soggetto. Una posizione che, pur senza giustificare quanto avvenuto, punta a fornire una diversa lettura del contesto nel quale è maturata la violenza ai danni del quarantaseienne egiziano.
Resta il fatto che l’episodio ha coinvolto sei giovani provenienti da famiglie considerate ben inserite nel tessuto cittadino e che l’aggressione sarebbe avvenuta senza un movente definito, in una serata probabilmente influenzata dall’assunzione di alcol. Oltre alle denunce già emerse, è pronto un Daspo urbano, mentre ulteriori decisioni potranno essere adottate sulla base degli sviluppi dell’inchiesta. L’incontro tra il questore e le famiglie rappresenterà uno dei prossimi passaggi di una vicenda che ha suscitato forte attenzione a Belluno, soprattutto per la brutalità dell’aggressione e per il coinvolgimento di ragazzi molto giovani identificati grazie ai contenuti diffusi online.




