Baby gang di Belluno, il figlio dell'assessore tra i sei accusati del pestaggio all’egiziano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si tratta di un episodio di violenza razziale né di un’azione orchestrata da un gruppo strutturato, a sentire la difesa di uno dei protagonisti. L’avvocato Alvise Antinucci, che rappresenta il figlio dell’assessore coinvolto nel pestaggio avvenuto a Belluno lo scorso 22 marzo, ha voluto subito ridimensionare la portata del fatto: «Nessuna violenza di gruppo, nessun odio razziale. Semmai, motivi personali di un singolo».

Una ricostruzione, quella del legale, che cerca di smontare la narrazione emersa in queste ore, quando la Questura ha completato le indagini e identificato i sei responsabili – quattro maggiorenni e due minorenni – tutti bellunesi e provenienti da famiglie tutt’altro che svantaggiate. Tra loro, appunto, spicca il nome del figlio di un assessore del capoluogo, un dettaglio destinato a pesare non poco nei prossimi sviluppi amministrativi e giudiziari.

Un pestaggio ripreso e postato sui social, la prova decisiva

La vittima, un 46enne di origine egiziana, è stata aggredita in piena notte in una via del centro storico, colpita con calci e pugni, come testimoniano le immagini che gli stessi aggressori hanno filmato con i propri telefoni. Un gesto, a quanto pare privo di un movente chiaro – se non lo stato di alterazione dovuto probabilmente all’alcol consumato durante la serata – che ha assunto una piega ancora più grave quando quei video sono comparsi sui social network.

Proprio quelle registrazioni, infatti, sono diventate la prova regina per gli agenti della Squadra mobile, che hanno potuto ricostruire minuziosamente la dinamica: l’uomo massacrato a calci in faccia, i giovani intorno che non solo non intervengono ma immortalano la scena, e poi la condivisione quasi come fosse un trofeo. Le indagini, partite subito dopo la denuncia della vittima, hanno richiesto alcuni mesi prima di arrivare a una svolta, resa nota solo nei giorni scorsi.

Il questore convocherà le famiglie, anche quella del politico

Nessuna condizione di disagio sociale alle spalle, anzi: i sei ragazzi appartengono a contesti familiari definiti “bene”, con genitori che – nel caso dell’assessore – ricoprono ruoli di rappresentanza pubblica. È proprio questo aspetto a rendere l’incontro, che il questore ha annunciato di volere nelle prossime giornate, un momento carico di implicazioni. Il funzionario siederà al suo tavolo con tutti e sei i nuclei familiari, ma è inevitabile che l’attenzione si concentrerà su quel volto noto, quello del genitore con la delega assessorile.

Un faccia a faccia che non potrà passare inosservato, né per la stampa locale né per l’opinione pubblica, anche perché il Daspo urbano – misura già pronta a essere emessa – rappresenta solo una delle conseguenze immediate: resta infatti in piedi l’intero impianto penale a carico dei sei, con le accuse che potrebbero aggravarsi alla luce della diffusione virale delle immagini.

Un episodio emerso con mesi di ritardo, tra alcol e social

Il pestaggio è avvenuto in una notte di inizio primavera, quando l’aria mite avrebbe potuto invitare a ben altro. Invece, i fumi dell’alcol – elemento che gli investigatori non hanno mai escluso – hanno trasformato una semplice uscita tra coetanei in un’aggressione brutale. La vittima, un 46enne egiziano, è stata colpita senza che ci fosse una provocazione o un litigio pregresso, almeno stando agli atti d’indagine finora depositati.

Ciò che ha scioccato non è solo la violenza in sé, ma l’aver filmato il tutto e averlo poi condiviso: quasi che per quei ragazzi, due dei quali ancora minorenni, il gesto fosse degno di essere mostrato. La Questura di Belluno ha lavorato per settimane sui filmati, incrociando le immagini con le testimonianze raccolte tra i passanti e gli esercenti della zona.

Il quadro finale è quello di un branco occasionale – e non di una baby gang strutturata, come tiene a precisare l’avvocato Antinucci – ma con un denominatore comune: l’assenza di freni morali, la normalizzazione della violenza e la percezione, tutta digitale, che tutto possa essere spettacolarizzato.

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